venerdì, gennaio 9

Giornalismo di guerra

Militanti del Jihad islamico posizionano missili prima di spararli dalla Striscia di Gaza a Israele.

Due grandi articoli di Capuozzo:
Gaza dietro la collina e Addio alla Striscia
e un'ottima lettera di Amicone:
Una tirata vertiginosa di un giudeocristiano coi fiocchi

15 secondi

da ClandestinoZoom: Abbiamo imparato, dai reportage di questi giorni, che la difesa aerea israeliana possiede radar in grado di calcolare da dove vengono e dove sono diretti i missili Qassam, quelli di Hamas. Quando il computer li intercetta, scatta l'allarme nel punto in cui si è calcolato stanno per cadere. La gente ha quindici secondi per trovare un riparo. E salvarsi. Quindici secondi. Cosa si fa in quindici secondi? Bere un caffè, chiamare l'ascensore, andare dalla cucina alla camera da letto, infilarsi il cappotto. Baciare l'amato, fargli una carezza. Guardarlo bene e notare una piega nuova degli occhi. A qualche migliaio di chilometri da qui è lampante che quindici secondi sono questione di vita o di morte. Da oggi vorremmo anche qui.

mercoledì, gennaio 7

"Appello per la pace in Terra Santa – Si ascolti il Papa"

Bisogna ascoltare sul serio il Papa. Invece si ha l’impressione che il suo Angelus di domenica sia già stato archiviato tra le dichiarazioni di routine. Errore tragico. Il pronunciamento morale di Benedetto XVI ha anche valenza di saggezza politica. Ci permettiamo di ripetere le parole di Ratzinger: “Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell’odio e della guerra. La guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente”. Il riferimento alla “storia più recente” è una chiara citazione del mancato ascolto di Giovanni Paolo II quando invano implorò l’Iraq e la coalizione guidata dagli Stati Uniti di rinunciare alla guerra. Occorre – a nostro giudizio – che i gravissimi torti di Hamas, che tiene in ostaggio i palestinesi e rende impossibile la vita agli israeliani, non finiscano per convincere Israele che la forza delle armi risolva la questione della sicurezza e della giusta convivenza. In questo senso apprezziamo l’intervento del presidente Napolitano e diamo il massimo sostegno al ministro Frattini, che hanno fatto proprio l’invito di Papa Ratzinger al dialogo e al ripudio dell’odio. Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale.


Roberto Formigoni (presidente regione Lombardia), Mario Mauro (vicepresidente Parlamento europeo), Maurizio Lupi (vicepresidente Camera dei deputati). I parlamentari Renato Farina, Giampiero Cantoni, Elena Centemero, Gabriele Toccafondi, Antonio Palmieri, Isidoro Gottardo, Manuela Di Centa, Santo Versace, Raffaello Vignali, Gioacchino Alfano, Valentina Aprea, Giancarlo Mazzuca, Nunzia De Girolamo, Giuseppe Romele, Laura Bianconi, Mariella Bocciardo, Maurizio Paniz, Adriano Paroli, Fabio Garagnani, Alessandro Pagano.


Qui l'originale.

Se l'Islam va in piazza

Mille, forse più, musulmani raccolti in preghiera davanti alla Madonnina non si erano mai visti.
La manifestazione "politica" (un corteo pro Palestina) ha gravemente oltrepassato il segno (bandiere israeliane bruciate); ha oltrepassato le barriere (doveva concludersi in San Babila); ha oltrepassato il senso, trasformandosi in pochi metri e pochi minuti in manifestazione "religiosa", secondo la strana commistione delle due sfere, che abbiamo imparato a conoscere nell’Islam, e che finisce irrimedibilmente per strumentalizzare la religione secondo interessi che le sono estranei.
L’arciprete del Duomo, che ha dovuto chiudere le proprie porte ai fedeli, ha giustamente parlato di “mancanza di sensibilità”. Il cardinale del “dialogo” invece non ha parlato. E dunque ci sono motivi di preoccupazione, che ha tra l’altro espresso anche il cardinale Martino.
Poi ci sono ragioni per non gridare allo scandalo e non estremizzare un episodio che - speriamo - resterà tale.
Primo. La piazza del Duomo è naturalmente la piazza della cattedrale cattolica, ma anche la piazza civile per eccellenza di Milano, nella quale tutti i cittadini si riconoscono e alla quale ricorrono in occasioni le più diverse.
Secondo. Come ha osservato saggiamente un altro cardinale romano, «se pregano non fanno la guerra». E questo è vero, e sicuramente anche la Madonnina ne converrebbe.

Compromessi al ribasso

Pensavo di aver visto tutto il peggio in fatto di arte sacra, poi a Madesimo, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, mi sono imbattuto incredibilmente nella prima rappresentazione al mondo di un Cristo sciatore - l'artista lo terremo ignoto per pudore (suo) - che in mezzo a un gruppo di turisti scende dal monte, vestito da snowboard, con anche la mascherina nei capelli! Tutto quanto basta per smarrire un po' la fede, o almeno per girarsi dall'altra parte.
Poi Camillo mi ha fatto notare:
«il peggio è ridurlo a luce, astrazione, aura. Qui almeno, per quanto la rappresentazione sia scadente, naif, inopportuna, c'è la sua presenza fisica».
Ha ragione: si farà pur fatica a guardarlo, ma almeno si sa dove guardare.

martedì, gennaio 6

Sulle tracce di Gaudenzio

Il Santuario della Madonna di Loreto a Roccapietra e il Tempietto di San Pietro in Montorio a Roma.

Quando lasciamo il Sacro Monte di Varallo, abbiamo ancora negli occhi la tenerezza dell'Annunciazione, il calore della grotta della Natività, la grandiosa immagine della Crocifissione, oltre ai volti degli amici che per una volta hanno ammirato con noi l'amato teatro montano.
Ma separarsi dalle cose belle per tornare a casa costa sempre qualche fatica, così torniamo subito da lui, il "dolcissimo Gaudenzio". Prima giù a valle, proprio ai piedi del super parietem, in Santa Maria delle Grazie, chiesone di paese coi muri larghi, il tetto a capanna, e quel preziosissimo tramezzo in cui Ferrari fa le prove generali per il Sacro Monte. Poi, più avanti, a Roccapietra, alle porte di Varallo: qui, tra le curve che ci accompagnano giù fino a Quarona, ogni volta ci sorprende il Santuario della Madonna di Loreto, che appare come un miracolo tra i boschi e i monti della Valsesia. In fondo, se il cielo è chiaro e lo permette, la cima del Rosa.

Chi potrebbe contrastare l'emozione di questa Cappella, la cui somma di bellezze ricorda, più d'ogni altra cosa, l'alito, la carne e l'anima stessa della giovinezza? E chi disgiungere ciò che il grande Gaudenzio v'ha lasciato da quel che intorno vi han creato, a vicenda, il tempo, la natura e la storia?
(Giovanni Testori)

L'eleganza e l'armonia di quest'architettura in tutto e per tutto rinascimentale, a prima vista colpiscono e alla lunga innamorano, così che alla mente richiamano, per chissà quale processo d'immaginazione, quell'altro capolavoro, praticamente coevo, di questi primi e fecondi anni del '500, il San Pietro in Montorio di Bramante a Roma.
La stessa leggerezza nell'esile loggiato gaudenziano e nel misurato colonnato bramentesco; la stessa preziosità nella trabeazione decorata del tempietto romano e negli affreschi della cappella di montagna; la stessa sensazione di non poter aggiungere nulla e nulla levare nell'una e nell'altra architettura; lo stesso esatto rapporto tra le parti nelle misure impeccabili dei disegni di Bramante e in quelle prese da Gaudenzio, forse direttamente sul cantiere, di questo prodigio del rinascimento valligiano.
Così Roma e Varallo si toccano, in un istante, per poi lasciarsi subito separare: espressione di una storia dell'arte dai canoni consolidati, l'una; di una storia dell'arte alternativa alla prospettiva toscanocentrica, l'altra. Sommo esempio dell'oratoria romana, la prima; eccezionale racconto in dialetto lombardo, la seconda.
Eppure entrambe nascono da una consentaneità reale: Gaudenzio dà una forma alle verità che l’Italia del nord scopre all’interno dell’arte italiana e, cambiato di segno rispetto a Bramante, diviene polo imprescindibile di questa grande storia dell'architettura rinascimentale italiana.

Parole e immagini della guerra

Una bambina ferita allo Shifa Ospital di Gaza City il 27 dicembre 2008.

È vero che ci si abitua a tutto. Non solo alle cose normali, di tutti i giorni, ma anche alle grandi gioie e alle grandi disperazioni.
Così è da qualche giorno ormai che leggiamo sui giornali le parole "guerra", "violenza", "terrore"; le parole "assedio", "combattimento", "feriti"; perfino la parola "morti", senza che esse siano più capaci di muovere qualcosa, di c'entrare con noi, di rompere la lontananza che ci separa da Gaza, Rafah, Erez, e ora anche Khan Younis.
Lunghi articoli, sottili analisi geopolitiche, dichiarazioni pro Israeliani o pro Palestinesi scritte dalle redazioni europee e americane difficilmente toccano il punto, riuscendo quasi mai a raccontare una realtà molto più grande e complessa. Poche le eccezioni (qui Galli Della Loggia sul Corriere del 3 gennaio, qui la bella lettera di chi in Terra Santa ci vive sul Sussidiario.net).

Di più fanno le fotografie. Non quelle bruttine e convenzionali che pubblicano i nostri giornali, ma straordinarie come queste (che si trovano su siti come Boston.com o sul WallStreetPhotojournal).

Perché se lo vedi partire forse capisci che cos'è un missile Qassam. Se lo guardi sparare forse ti rendi conto di chi è un guerrigliero di Hamas. Se la scorgi piangere sulla bara del figlio, intuisci almeno un poco del dolore infinito di una madre. Se riesci a fissare il volto di un bambino che ha appena perso tutto e la vita se la tiene stretta nelle mani piene di sangue, forse ti rendi conto di che cos'è la guerra.

Cosa augurarsi

Perso come ogni anno nella miriade di messaggini che ti augurano serenità e fortuna - come se poi fossero queste le nostre massime aspirazioni - il primo gennaio ricevo un augurio vero, desiderabile e totale.
Me lo manda la Chiesa cattolica attraverso le parole della sua liturgia.

Il Signore ti benedica e vegli su di te!
Il Signore ti sorrida con bontà e ti conceda i suoi doni.
Il Signore porga su di te il suo sguardo e ti dia pace e felicità! (Numeri 6, 22-27)
Dio, sorgente e principio di ogni benedizione, effonda su di voi la sua grazia e vi doni per tutto l’anno vita e salute.
Vi custodisca integri nella fede, pazienti nella speranza, perseveranti nella carità.
Dio disponga opere e giorni nella sua pace, ascolti ora e sempre le vostre preghiere e vi conduca alla felicità eterna.

lunedì, gennaio 5

Nevica sulla testa dei catastrofisti del clima

Corriere.it: "Il livello dei ghiacci artici è tornato ai livelli del 1979. Lo rivelano i dati, per certi versi sorprendenti, del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell'Università dell'Illinois. Nei primi mesi del 2008 - riferiscono gli studiosi - la superficie ghiacciata aveva subito una forte riduzione, tanto che qualcuno aveva predetto la scomparsa totale dei ghiacci artici entro l'anno" - e magari anche l'estinzione della razza umana? -. "Ma nei mesi invernali i territori ghiacciati sono aumentati velocemente riportando i livelli a quelli di 30 anni fa".

"Avvolto in una maglia di lana, poi in un pullover, poi in una nuova giacca di tweed, infine un bel giaccone, più sciarpa e berretto irlandese Donegal, il tutto giracchiando tra Roma e la Toscana del sud, non proprio zone polari, penso sempre a quel cazzone demagogo di Al Gore, alla giuria del Nobel con quella vocazione imbrogliona di certa gente del nord, alla sindrome da riscaldamento globale di derivazione umana ovvero il cielo l'acqua l'aria e la terra devastati dai tubi di scappamento e da quattro capannoni con fumaiolo sparsi in una piccola parte di quel terzo di terre emerse che galleggiano nel pianeta liquido. Se questa è la scienza trionfante, mi viene di pensare che il sole gira intorno alla terra.
Ma non basta il freddo, non basta la neve, non basta quel che tocchiamo o sentiamo personalmente. Arrivano seminascoste le foto di ghiacciai molto in forma, che si allargano e si allungano e scendono a valle (...)".

(Giuliano Ferrara, "Mi proteggo dal freddo. E dalle retoriche a buon mercato", Il Foglio, 29 dicembre 2008)

Allevi Vs Ughi: uno fisso

Non è che ne apprezziamo particolarmente il valore musicale; non è che ne condividiamo totalmente le ragioni, rivendicate nella sua lettera di risposta alle accuse di Uto Ughi intervistato dalla Stampa. Semplicemente l'idea che Giovanni Allevi sia un grande artista di musica classica, pergiunta giovane, pergiunta amato all'estero, ci piace molto, a noi italiani. Come ci piacciono molto i suoi pezzi. E anche ci dimostrassero che si tratti non più che d'un buon professionista, del luccicante prodotto di riuscite trovate pubblicitarie, continueremmo a dirlo un grande classico, un genio della partitura, l'ennesimo miracolo italiano.

sabato, dicembre 27

"Per me e per mio marito la vita è una cosa buona"

Storia di un bambino che non doveva nascere e che oggi sarà battezzato.

Da leggere e far leggere (qui).

giovedì, dicembre 25

"Un bambino per sempre"


«Che poi, perché il Natale potesse avvenire, Dio abbia deciso d'aver bisogno di un "sì" pronunciato da Maria, ci garantisce ancor più teneramente del cerchio strettissimo, della strettissima collaborazione cui, per incarnarsi, Dio ha voluto chiamare l'uomo. Così è proprio ripetendo il "sì" per cui Maria è diventata sua e nostra Madre, quel "sì" che pronuncia ogni donna che accetti di generare, ripetendolo ogni giorno e in ogni minuto di ogni giorno, che l'Incarnazione e, con essa, il Natale si verificherà di continuo; che la vita rinascerà senza posa».

Giovanni Testori

Da rivedere

Con questi occhi.

mercoledì, dicembre 24

(Il monte Tresero visto da Bormio 3ooo)

Noi non ci accontentiamo di vedere la Bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. Noi vogliamo qualcos'altro, che è difficile esprimere a parole. Vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarci parte.

(C. S. Lewis, Il peso della gloria)

domenica, dicembre 21

«L'architettura torni a essere un bene comune» _ Intervista ad Antonio Monestiroli

Antonio Monestiroli (sulla destra) con Renzo Piano

A sei anni dall'evento che la porterà all'attenzione del mondo, sul destino della città pesa il cinismo di tanti operatori. «Si fanno i progetti per valorizzare le aree, se e come vengono costruiti non interessa a nessuno». L'addolorato j'accuse di uno dei padri nobili dell'architettura milanese.



Andare. Andare per tornare. Usciamo dal cancello della vecchia “sciostra”, uno di quegli edifici a ballatoio lunghi e stretti dove si producevano e si conservavano le merci milanesi, che si affaccia sul naviglio pavese, con in mente queste parole.
Sono quelle che Antonio Monestiroli ci ha appena detto nel suo studio, e che potrebbe rivolgere a uno dei suoi tanti studenti. Perché «in Italia oggi non c’è spazio per l’architettura».

È tra i maggiori architetti italiani, si è formato alla scuola milanese di Ernesto Rogers, suo maestro d’elezione insieme a Ignazio Gardella e Aldo Rossi. Oggi insegna alla Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, di cui è stato il preside fino al luglio scorso.
Dopo decenni di impasse, finalmente a Milano si muove qualcosa.
Si muove qualcosa in peggio. Con delle contraddizioni evidenti. Ultima la proposta di Masseroli (assessore allo Sviluppo del Territorio, ndr) di portare il numero degli abitanti da 1,3 a 2 milioni, che mi sembra davvero strana.

(...)

Milano deve crescere creando relazioni ampie. Il modello è l’Olanda: è grande come la Lombardia e ha lo stesso numero di abitanti. Quando vado a insegnare a Delft, alla sera vado a cena ad Amsterdam, e poi a dormire a Utrecht. Pensa che città straordinaria sarebbe la Lombardia dai laghi di Como, Varese, alla campagna di Pavia, Cremona…! Si potrebbe abitare sul lago e lavorare a Milano.

Quali i primi passi da compiere in questa direzione?
Il rafforzamento delle infrastrutture. Perché il policentrismo esiste se c’è un sistema efficiente di trasporto pubblico. Bisogna individuare le direttrici di sviluppo: avere sostenuto che il nord-ovest è una direttrice che culmina con Varese e Malpensa, è stata una scelta giusta. Questo vale anche a est, fino a Brescia. Ma a Brescia bisogna arrivarci col treno in 30 minuti, non in un’ora come adesso.


Scarica tutta l'intervista.

sabato, dicembre 20

Buoni da morire

Tu leggi "La bimba senza il gene del tumore al seno" su LaStampa.it e pensi che grande notizia, ma che passi avanti che fa la scienza. Poi arrivi al sottotitolo "Nascerà la prossima settimana
in Inghilterra: i genitori volevano eliminare l'alto rischio ricorrente", e pensi ma che bravi, come le vogliono bene. Quando leggi l'articolo qualche dubbio ti viene:
"Un team di medici dell’university College Hospital è riuscito infatti ad analizzare gli embrioni della donna di 27 anni e selezionare quelli privi del gene incriminato".
E gli altri? ti chiedi.
Poi, su un altro giornale - uno non basta mai - ti informi meglio. Solo a questo punto scopri che la storia è un po' diversa .
La coppia infatti grazie alla fecondazione in vitro ha ottenuto 11 embrioni. Dei cinque non portatori del gene, tre sono stati congelati, uno non si è impiantato e uno è quello della bambina che nascerà a giorni. Gli altri sei, portatori del gene, sono stati eliminati.
La notizia che arriva da Londra è allora una grande conquista della scienza moderna o un'ulteriore possibilità di manipolazione della persona secondo la propria - quanto misera! - idea di vita felice?
I genitori saranno così buoni da spiegare alla loro bambina che se avesse avuto quel gene sarebbe stata eliminata prima di nascere?

Piccoli totalitarismi


La finzione

Riccobon (amministratore delegato della clinica "Città di Udine) ha confermato la "disponibilità di assistere la donna nei suoi ultimi giorni di vita". "Cio' - ha aggiunto Riccobon - a patto che la regione Friuli Venezia Giulia si prenda la responsabilità di condividere questo percorso di pietas".
Il protocollo assistenziale di distacco dall'alimentazione artificiale di Eluana Englaro avrà una durata di circa 15 giorni.
(da repubblica.it)

La verità
Uccido questa donna in nome della sua libertà, consacrata dalla legge. Così dovrebbe parlare un medico pietoso. Invece questi volontari eutanasici parlano dell'eventuale "disagio" del paziente tradito, e biascicano qualcosa sul protocollo per "l'accompagnamento decoroso stabilito dalla Corte d'Appello". Il mondo di Orwell, ma banalizzato, senza la terribile grandezza del totalitarismo.
(Giuliano Ferrara, Il Foglio)

Titoli

‘IL PD APRE SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E I MAGISTRATI AGITANO LE MANETTE' - il Velino

VELTRONI DEBOLE E I MAGISTRATI NE APPROFITTANO - OFFENSIVA PER FAR CASSARE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA - Dagospia

GIUSTIZIA, NO DEI GIUDICI ALLA RIFORMA - LaStampa.it

giovedì, dicembre 18

"Le crudeltà gratuite"

A proposito di Eluana, della "kill pill", dell'impegno dei cattolici sui temi etici e di che cosa vuol dire seguire Cristo secondo Ferrara.

La morte di Eluana e la Ru486: astratte manipolazioni ideologiche

La morte imminente di Eluana Englaro a Udine è agghiacciante perché gratuita. Non c’è niente che spinga in quella direzione, tranne l’astratta volontà della legge. Per Terri Schiavo c’era almeno una iraconda contesa familiare, la colpa di ammazzare una persona si condensava in una specie di scommessa maritale sulla proprietà di quella donna. Aveva ragione Dostojevskij, che ora può essere facilmente parafrasato: se la proprietà della vita non è più di Dio o del mistero, tutti possono considerarsi suoi proprietari. Nel nostro caso, il comportamento del padre della ragazza è al di sopra di ogni giudizio possibile. Ma non quello di chi lo consiglia, lo asseconda o, peggio, si difende ignobilmente dietro lo scudo del suo cuore. Inscenando una operazione ideologica spericolata, che con la denuncia radicale ai danni del ministro Maurizio Sacconi comincia a profilarsi per quello che è ed è sempre stata: una campagna per l’eutanasia ben dissimulata, come fu per Piergiorgio Welby (e questo della dissimulazione è un peccato contro lo spirito che i moribondi e vitalissimi radicali pagheranno con l’inferno).

Leggi tutto l'articolo dell'elefantino.

Gaber al Piccolo

In una casa a picco sul mare
Vivevano un uomo e una donna,
E su di loro la vasta ombra di un dilemma;
L'uomo è un animale quieto
Se vive nella sua tana,
La donna non si sa se è ingannevole o divina;
Il dilemma rappresenta
L'equilibrio delle forze in campo
Perché l'amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

E il loro amore moriva,
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un'antica usanza che suole aver la gente.

Io ci vorrei vedere più chiaro,
Rivisitare il loro percorso,
Le coraggiose battaglie che avevano vinto o perso;
Vorrei riuscire a penetrare
Nel mistero di un uomo e di una donna,
Nell'immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
Potrebbe anche rivelare
Il segno di qualcosa che stiamo per capire.

(Giorgio Gaber, Il dilemma)


Qui il video.

Appello


Cosa è la pillola Ru486 e perché bisogna fermarla


La Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita, la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia possibile realizzarlo. E' al contrario un sistema abortivo altamente controverso anche dal punto di vista della sua sicurezza ed efficienza clinica. Più importante ancora, la pillola abortiva tende a deresponsabilizzare il sistema medico, e a ridurlo a dispensario di veleni, e lascia sole le donne, inducendole a una sofferenza fisica e psichica prolungata e domestica, molto simile alle vecchie procedure dell'aborto clandestino. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla pillola Ru486 e alla sua introduzione in Italia, anche perché la sua utilizzazione è incompatibile con le norme della legge 194/1978. E pensiamo che occorra fare di tutto, ciascuno nelle forme pertinenti il proprio ruolo, per impedirla.

Lucetta Scaraffia
Roberto Formigoni
Giuliano Ferrara
e molti altri...

Per aderire scrivere a appelloRu@ilfoglio.it

mercoledì, dicembre 17

Finché c'è vita

Chissà se il tentativo estremo del ministro Sacconi - secondo cui interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale - riuscirà a salvare la vita di Eluana. Chissà se un giorno lei potrà ringraziare tutti quelli che non credano sia giusto disporre della sua vita secondo l'idea che noi ci siamo fatti della nostra. Probabilmente no. Probabilmente già domani Eluana sarà portata nella clinica privata "Città di Udine" dove il primario del reparto Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale Civile di Udine, Amato de Monte, darà attuazione alla "procedura" concordata fino all'ultimo dettaglio dagli avvocati, compreso il dettaglio che non è un dettaglio, ossia l'uso di morfina per alleviare il dolore altrimenti insostenibile della morte per sete (minime contraddizioni della fine eutanasica comminata per ragioni di pietà).
Qui, più che nel ministro, si spera in un miracolo.

martedì, dicembre 16

Se lo dice lui / 2

Che Fini fosse anticattolico lo sapevamo già. Le sue posizioni favorevoli alla disposizione della vita umana da parte della scienza in occasione del referendum sulla procreazione assistita lo avevano già dimostrato, ma oggi ha voluto ricordarcelo accusando la Chiesa di non aver preso posizione contro le leggi razziali fasciste. Non pretendiamo conosca le storie dei tanti sacerdoti, suore e laici che hanno rischiato la propria vita per mettere in salvo quella di molti ebrei, ma la Storia che parla di un Pio XI esposto in prima persona con discorsi molto duri che provocarono nel luglio 1938 uno scontro aperto con Mussolini, forse meriterebbe una rilettura.
Se poi per distogliere l'attenzione dal suo passato ingombrante si mette ad accusare altri di colpe proprie - cioè a dire, naturalmente, della propria parte politica - be', si tratta di un espediente retorico fin troppo abusato e nemmeno molto efficace. Qualcuno glielo dica.

Una storia vera

C'era una volta a Milano - via Festa del perdono - un gruppo di bravi ragazzi che scambiavano l'università Statale per un albergo, sfasciavano l'aula magna, dormivano nei corridoi insieme ai loro cani, e la questura non riteneva opportuno intervenire nonostante il rettore chiedesse di ristabilire - non si dica l'ordine pubblico -, ma quanto meno una minima dignità a un luogo che non voleva più fare da valvola di sfogo delle proteste sindacali.
C'erano una volta a Milano - stazione Cadorna - cinque pericolosi delinquenti (che secondo una prima indagine sarebbero ragazze di 19 anni, matricole alla Cattolica) che venivano schedate dai carabinieri per essere state colte in flagranza di reato: chiedevano offerte per costruire scuole in Terra Santa, Uganda, India, e per sostenere un ospedale in Paraguay.
Al termine della storia rispondere alle domande: 1. chi sono i buoni? 2. chi sono i cattivi? 3. Milano, ma dove sei?

sabato, dicembre 13

venerdì, dicembre 12

"Lui c'è, rilassati"

«Non dobbiamo sforzarci di dimostrare che c'è Dio, come se il Mistero avesse bisogno di noi. La bellezza della montagna non trema davanti ai nostri dubbi su di lei.
Siamo così moderni da pensare che il reale lo creiamo con il nostro pensiero.

Il cristianesimo è un avvenimento reso presente dall'umanità di Cristo. Da cosa sappiamo che è presente? Da una diversità umana. È talmente eccezionale che è facile riconoscerlo, è l'unico, ha dei tratti inconfondibili».

(don Julián Carrón, Esercizi Spirituali CLU, Rimini 5-7 dicembre 2008)

San Paolo riscritto

L'attore Andrea Soffiantini

Ma perché tradurlo? Non le bastava leggerlo?

Non mi bastava. Volevo gettarlo come un ingombrante monumento dentro la nostra letteratura.
Le infinite traduzioni che delle lettere esistono mi sembrano prese da uno strano bisogno esplicativo. Come se ad ogni parola il traduttore volesse ammonirci: guarda che Paolo, qui, a questo punto, vuol dire questo...
In esse, ciò che mi è sempre sembrato mancare è la totalità per nulla esplicante dell'originale; quel fissarti; quel prenderti di fronte come i grandi ladri dello spirito.
Perché proprio la prima lettera ai Corinti?
Perché è quella incentrata sulla Carità e sulla resurrezione. Non ho mai potuto dimenticare l'impressione di affondare, non so se in un abisso o in un abbraccio, che ebbi quando, ragazzetto, attaccai per la prima volta il frammento 13: "Se le lingue degli uomini - conosco...".

(Due domande a Testori sulla Traduzione della prima lettera ai Corinti)

martedì, dicembre 9

L'agenda di un "delinquente"

Caro direttore - prima che me le sequestrino e che qualche cronista pensi di fare il suo mestiere compulsandole per «ricostruire la rete di relazioni del Casotto attraverso le sue agende» (copyright Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 5.12.08, pag. 3: «ricostruire la rete di relazioni del Saladino attraverso le sue agende») come è stato fatto con quelle del «punto apicale di Cl e della Compagnia delle opere in Calabria» -, mi faccio delatore di me stesso.

Sono anch'io di Cl, anche se non "apicale", e ho lavorato anch'io per la Cdo. Una fedina già così sporca ha inoltre una macchia indelebile: conosco Saladino. Dunque. Partiamo dalle agende telefoniche, cartacea e cellulare. Alla lettera F troverà il numero di Ferrara Giuliano, direttore del Foglio, ex ministro del Governo Berlusconi, ex confidente della Cia, anti-abortista amico di suore e cardinali, area politica di riferimento: centrodestra.


Leggi tutto l'articolo di Ubaldo Casotto sul Sussidiario.net

giovedì, dicembre 4

Fianco a fianco si uniscono coloro che camminano insieme e insieme guardano alla stessa meta.

(Sant'Agostino)

sabato, novembre 29

Sorprese

Se ti invitano a parlare di riforma universitaria in un liceo statale della periferia di Milano assieme a due ragazzi dei centri sociali, accetti di buon grado - al tuo liceo di assemblee dei collettivi non ce n'erano - e ti prepari a tutto. Meno che all'imprevisto.

Così, dopo che in dieci minuti hai provato a riassumere due leggi e due decreti a ragazzi di nemmeno 18 anni che non hanno mai sentito parlare di università se non forse, una volta, dal fratello maggiore, e dopo che i due giovani, di quelli che "noi facciamo i cortei senza autorizzazione e voi non capite in quella piazza con gli altri 250mila quanto eravamo felici", scambiano l'occasione per un reclutamento coatto per il corteo dell'indomani, l'imprevisto succede davvero.

Ha la faccia semplice di un ragazzino dall'aria sveglia e dalle parole disarmanti: "Scusate, ma su 250mila, quanti sapevano perché stavano manifestando?". E tu, con la mano davanti alla bocca, provi a nascondere il sorriso per non far capire che la domanda l'avresti voluta fare tu, ma non potevi.
Ha il rumore dei fischi, sacrosanti, di ragazzi che saranno pure piccoli e inesperti, ma capiscono benissimo quando qualcuno li sta prendendo in giro. Non c'è Onda che tenga.
Ma soprattutto ha la voce dei tre studenti che hanno organizzato il dibattito - uno alto coi rasta biondi, l'altro capelli lunghi e kefiah al collo, la terza una bella liceale che riceve gli applausi a prescindere - che ti chiedono di continuo come sia possibile rispondere a questa emergenza senza scendere in piazza. E cosa significa rimettersi a costruire quando viene da scioperare. E staresti lì una settimana, se potessero anche solo intuire che l'unica rivoluzione è il cambiamento di te che cambia l'ambiente in cui sei. La tua scuola, l'università, tutta l'Italia. Dall'insistenza della domanda, dal modo in cui ti guardano e da come ti ringraziano, qualche cosa devono avere intuito.

Incontrassi oggi qualcuno di quelli per cui i liceali sono solo bullismo e poca voglia di fare, gli diresti che non ha capito nulla. Guardarli invece dà speranza. Portano con sé una forza ideale - se educata, porterà lontano - ancora libera da ogni interesse, che tanti universitari non sanno già più di possedere. E una semplice assemblea d'istituto in quel momento diventa la cosa più importante del mondo, per la quale combatterebbero qualsiasi battaglia.

giovedì, novembre 27

Se lo dice lui

Il Vaticano ha torto, Gramsci non si convertì. Lo dice Sofri, che non era con lui in punto di morte, ma ugualmente lo sa. D'altra parte uno che è abituato a pontificare sui giornali dev'essere esperto di cose di Chiesa.

Miracoli al Corriere

"Carlo Castagna e la sua famiglia rappresentano l'altro mistero di questa storia. Un mistero virtuoso che si contrappone a quello malvagio rappresentato da Olindo e Rosa. Il bianco e il nero. L'alfa e l'omega".

"Carlo invece parlava di perdono, di Spirito Santo, di fede. Lo fece anche dopo agli assassini venne dato un volto. Nel tempo, tra noi addetti al circo di Erba, si fece la fama di mistico, del fuori di testa per il dolore".

"Ma appena uscito dall'aula, Carlo ha chiesto al suo avvocato di procedere con le pratiche per il dissequestro della casa di via Diaz. C'è del lavoro da fare, lì dentro. L'ultimo tratto di questo percorso di dolore che grazie alla sua fede ostinata è diventato anche di speranza. Ci sono gesti che servono a sopravvivere. Questo è per ricominciare".

Un buon pezzo è un pezzo che racconta i fatti e se ne lascia colpire. Che non antepone schemi di lettura preconfezionati, credi antireligiosi, e quello scetticismo di fondo che non crede davvero alle buone notizie, che diffida delle conversioni, che dice impossibile ciò che non si sa spiegare.
E ora i Castagna regalano la casa della strage «per sopravvivere» è un buon pezzo. Di questi tempi, quasi un miracolo. Si merita una lettura. E il suo autore, Marco Imarisio, i complimenti.

sabato, novembre 22

Van Gogh / 3

Testa di donna, 1883

"Preferisco dipingere occhi umani piuttosto che cattedrali".

Van Gogh / 2

Donne nella neve, 1882

"Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non voglio che siano accademicamente corrette, digli che intendo questo: se si fotografa uno zappatore, indubbiamente allora non sta zappando. Digli che amo le figure di Michelangelo anche se le gambe sono troppo lunghe, con la schiena e i fianchi troppo larghi.
Digli che ritengo Millet e Lhermitte dei veri artisti, proprio perché non dipingono le cose come sono, tracciandole in modo asettico e analitico ma come essi - Millet, Lhermitte, Michelangelo - le sentono. Digli che la cosa che più desidero esprimere sono proprio quelle manchevolezze, quelle deviazioni, quelle alterazioni della realtà che poi fanno sì che risultino alla fine delle falsità, sì, ma più vere delle verità letterale".

(Vincent a Théo)

Van Gogh / 1

Si può andare alla mostra di Van Gogh al monastero di Santa Giulia di Brescia anche solo per vedere "Il giardino dell'ospedale a Saint-Rémy" (maggio 1889), commuoversi, e tornare a casa.

Bellini, carne e pane

Riporto così com'è un post dal blog di un caro amico, perché merita. Qui l'originale.

Ho contato 23 quadri di Madonne con il Bambino alla mostra di Bellini a Roma alle Scuderie del Quirinale. 23 su 62 opere esposte. In tutto ne ha dipinte più di una cinquantina. L’arte non è questione di numeri, ma in questo caso è difficile non pensare che i numeri non abbiano invece a che fare con l’arte. Una tale frequentazione ha portato Bellini ad avere una tale familiarità con il tema, da lasciar stupiti e commossi ogni volta. La ripetizione infatti non produce stereotipi. E questo è un dato che deve far pensare.

Se si guardano con attenzione queste infinite varianti, si possono notare alcune costanti. La prima è che la Madonna sembra sempre porgere il Bambino, tant’è vero che alcune traslitterano direttamente nella scena della Presentazione al Tempio senza dover cambiare posa. Ogni volta c’è poi il gioco delle mani, che proprio per quanto detto qui sopra, è sempre un gioco delicatissimo: sono mani che proteggono, ma non trattengono. Che toccano il Bambino quasi solo sfiorandolo. Mani amorose e insieme adoranti. Mani trepidanti, ma senza darlo a vedere. Sono mani piene di cautele, consapevoli di quel che stanno toccando. Protettive ma affatto escludenti. La terza costante di questa lunga serie bellinana è il corpo del Bambino. Tantissime volte nudo. Sempre di una tenerezza che non è fuori luogo definire di “un altro mondo”. Se Dio si è fatto carne, Bellini sembra aver avuto il privilegio di sentire il calore di quella carne («per lo cui caldo…», Dante, Paradiso XXXIII). Il privilegio di esserne accarezzato dal fiato. Per questo non teorizza ma testimonia con la sua pittura. La sua è pittura che si fonde con quella certezza percepita, incontrata, riconosciuta. Pittura che si fa carne, allo stesso modo del farsi del pane (“pane disceso dal cielo”, Gv 6,51). Bellini non si sovrappone mai con le sue intuizioni intellettuali. Si lascia ogni volta prendere per mano. In questo è davvero inarrivabile.

La mostra di Roma (ci tornerò) è bella soprattutto per questa straordinaria serialità. Un appunto: Mauro Lucco, il curatore, nella sua furiosa (e a volte persin divertente) vis antilonghiana, accusa Longhi di aver attribuito a Bellini una matrice neobizantina. Ma se questa serialità avesse invece proprio una radice bizantina? Queste Madonne sono come icone tolte dalla teca, scongelate e riportate alla vita. Icone strappate all’apnea ma mantenute nella loro dimensione d’assoluto (non lo dico io, lo dice in una scheda nel catalogo Peter Humfrey, uno dell’equipe del furioso Lucco…).

Ho la presunzione di pensare che questa sia la migliore chiave critica (cioé intellettualmente affidabile) per approcciare Bellini. Oppure datemene voi un’altra…

Nell’immagine, Madonna che regge il Bambino in grembo, Roma Galleria Borghese (n.60 del catalogo della mostra romana)

mercoledì, novembre 19

Facebook come il muro del cesso

Perché Facebook è la cosa più vicina che possa esistere ai bagni di una scuola media. Ce lo spiega Fulvio Abbate nel suo pezzo sul Foglio.

Se poi qualcuno per dire che si è sposato (con relative foto ovviamente), fidanzato, che ha avuto un figlio, ma anche che è stato lasciato (non fa differenza) o qualsiasi altra cosa degna di nota nella sua vita, vuole continuare a scriverlo lì, a fianco al gruppo "Odio Amici di Maria De Filippi" o "basta con le fighe di legno", insomma, faccia pure.

domenica, novembre 16

«Grazie a chi mi guardava come uomo»

"La definizione di Stato Vegetativo permanente si riferisce invece a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore. Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.
Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo. Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessavano anche la regione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.
Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo.

Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo, proprio come lo sono oggi.
Provavo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un “vegetale” e i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente".

Leggi tutta la testimonianza di Salvatore Crisafulli.

venerdì, novembre 14

La maestà della vita

Forse, davanti a questi eventi, di vero esistono solo il silenzio e la pagina bianca. Il silenzio che guarda gli abissi del nostro povero disastro e china la fronte. Esistono, di certo, la pietà e la compassione: per Eluana, per i parenti, per i paesi, per noi.

Lei non parla, non sente, mangia e beve da una cannuccia – finché gliene daranno – e, forse, non è cosciente, nessuno lo sa.
Eppure, c’è.
Si sveglia con l’alba, si addormenta con la sera, apre gli occhi e guarda il mondo, un piccolo angolo di mondo. Riceve l'amore di chi l'accudisce.
Insomma, vive.
E chi può dare a questa parola una connotazione di indegnità?

Lo scandalo è perché c’è.
Contro e nonostante ogni nostra previsione, contro e nonostante ogni circostanza avversa, lei c’è.
E il suo esserci si chiama vita o anche speranza, che poi è lo stesso. La pur difficile, a volte insostenibile speranza che porta con sé.
E cosa innerva, cosa spinge e tende la vita dell’uomo se non la speranza?
«Com’è possibile, che anche quando uno è disperato, ed a me capita, non colga questo fffiuuu, questo fiato che tiene a galla tutto?» (G. Testori).

La ragione per cui tanti la vogliono levare dalla vista, togliere di mezzo come pietra di scandalo, sta qui.
Perché lei è testimonianza umile e intoccabile della maestà della vita sulla morte, del bene sul male, del mistero sulle nostre spiegazioni del mondo.

C’è un mistero, in noi; c’è il sigillo di un’origine, di una nascita che non appartiene alla storia e che la storia non è riuscita e non riuscirà mai ad esaurire.

«La grande battaglia dei nostri giorni è solo in apparenza una battaglia tra opposte ideologie; solo in apparenza è una battaglia di classi; in verità è la battaglia tra il sacro segno di Dio che vive nell’uomo, tra il suo essere umile e suprema maestà creativa perché creata, e l’imitazione o la sostituzione che di quell’uomo, di quella maestà, il meccanismo, che sempre più tenta d’essere unico e totale, cerca e cercherà di compiere».

Non ucciderete la maestà dell’uomo, non ci toglierete la speranza.

giovedì, novembre 13

Addio, (di certo)

Maggiolini sull'amore
"In realtà con la nostra posizione stiamo solo cercando di salvare la logica della donazione corporea. Vicendevole. Insomma, stiamo salvando quello che si definisce l'amore autentico. Diversamente io non vedo perché non si debba arrivare a una fecondazione artificiale al di fuori, anche, dell'utero materno. Ma più di tutto vorrei fosse chiaro un concetto, a tutti: un bambino non è un diritto, bensì un dono. E lì deve fermarsi la scienza".


Maggiolini sulla morte
"Voglio vedere negli occhi Gesù, sono curioso di sapere il loro colore. Come mi guarderà? Perché quando guardò Pietro lui si mise a piangere, e furono quelle lacrime a salvarlo. Ho voglia di dare un grande abbraccio alla Madonna, e poi ho tutta la lista dei miei cari che vorrei vedere subito, perché sarà un grande ritrovarsi.

L'inferno non è vuoto, bisogna aver paura di andarci. Una paura che deriva da un amore ricevuto e non sufficientemente corrisposto. Ecco, ho paura di non avere amato a sufficienza.

Si muore soli, è vero, ma c'è la Chiesa che ci accompagna. E poi, di là, c'è Qualcuno che ti aspetta".


Dal necrologio di mons. Luigi Negri Vescovo di San Marino Montefeltro, Pennabilli, 13 novembre 2008

S.E. Monsignore ALESSANDRO MAGGIOLINI
Vescovo emerito di Como, maestro di vita, di fede e di cultura

Lungo tutta la sua operosa esistenza con profondità teologica e grande ricchezza culturale ha difeso la verità della fede all'interno della Chiesa e la verità e la libertà della persona e del popolo di fronte al mondo.
In tempo meno tristi di questi avrebbe ben meritato il titolo di "Confessore della Fede".
Con la sua scomparsa la Chiesa italiana è più povera e certamente meno coraggiosa.

mercoledì, novembre 12

martedì, novembre 11

Promesse

Una bella novità dal mondo della grafica si affaccia sul web: www.crockhaus.com è il sito di un caro amico che studia Design a Milano, con radici brianzole e puntate all'estero (nel gioiello decò di Bruxelles).
Pagine semplici ma originali che formano un laboratorio creativo, il contrario di una presentazione anonima di lavori.
Tipografia, motion, impaginazione, approcci diversi al mondo della grafica tenuti insieme da una sensibilità artistica affine a tendenze straniere (Francia, Belgio, Olanda) più che italiane. In ogni composizione c'è sempre un particolare che stupisce, che non ti aspetti, a fare la differenza. Chi ben comincia... Buon lavoro!

Oppure

Di fronte alla grave situazione universitaria si possono fare tante cose. Si può andare in piazza e gridare la propria protesta rivendicando diritti e autonomia in cambio di nessuna responsabilità, oppure si può continuare a studiare, a insegnare, costruendo nel proprio ambito forme reali di cambiamento.
Si possono organizzare lezioni in piazza assecondando, senza saperlo, i timori di professori che vedono la fine di un periodo di ingiustificati privilegi, oppure ci si può rifiutare di ridursi alla mercè di vecchi baroni e rivoluzionari d'antan, trasformatisi in perfetti reazionari che al solo sentire la parola "riforma" sobbalzano sulla loro impolverata sedia.
Si può perdere del tempo, molto tempo, a immaginare forme di protesta alternativa - anche se la fantasia, abbiamo visto, troppe volte finisce nel grottesco - oppure firmare una mozione nel più importante organo di rappresentanza studentesca universitaria (leggi qui il documento del CLDS), con proposte concrete e condivise di rinnovamento, e indirizzarla direttamente al ministro Gelmini, ai rettori, ai professori e a tutte le persone disposte a collaborare a un serio progetto di riforma.
Oppure, ancora, si può organizzare, come oggi, un incontro nell'aula magna della Statale di Milano, presenti duemila studenti, decine di professori, e tre relatori come Enrico Decleva (presidente CRUI), Nicola Rossi (senatore Pd), Giuseppe Valditara (senatore Pdl), messi attorno a un tavolo a discutere di differenziazione degli atenei, valutazione, meritocrazia, trasformazione delle università in fondazioni, rinnovamento del sistema di governance degli atenei (guarda qui il video dell'incontro e leggi la rassegna stampa).
Insomma, si può anche prendere la cosa sul serio.

lunedì, novembre 10

Obama di qua o di là

Sui rapporti tra Obama e la Chiesa cattolica si è già detto tutto e il contrario di tutto. Per alcuni il Vaticano vedrebbe di buon occhio il nuovo presidente americano, per la novità che la sua elezione rappresenta e per una politica estera che si preannuncia più incline agli strumenti diplomatici nella risoluzione dei conflitti internazionali. Per altri invece il Papa sarebbe preoccupato dal liberismo etico con cui "l'uomo del cambiamento" dice di voler affrontare questioni come l'aborto o la ricerca sugli embrioni.

Qui sotto due articoli che segnano i due diversi punti di vista in materia:
Lucio Brunelli per "l'Eco di Bergamo" pensa che il rapporto tra Obama e la Chiesa sarà positivo;
Giacomo Galeazzi per "La Stampa" vede nuvole nere all'orizzonte.

Per ora forse non è facile esprimersi chiaramente nell'una o nell'altra direzione: non resta che attenderlo alla prova dei fatti.

Innamorato fisso

Mi sono innamorato della sosia della mia morosa. L'ho vista oggi su un giornale, fa la pubblicità di un costume da bagno. È uguale alla mia attuale fidanzata: capelli, labbra, gambe lunghe, ecc. Come fisico uguale, il carattere non so. Ma mi conviene lasciare la mia attuale morosa per una donna esteriormente uguale anche come anni? Sì!!! Anzi, no! In quanto la modella di biancheria intima in questione è norvegese, mentre la mia morosa abita a 50 metri da casa mia. Poi la mia morosa ha un corpo come quello della ragazza sulla rivista. La modella magari dal vero non è così, l'ha ritoccata il computer. Amore, tengo te!!

di Maurizio Milani

sabato, novembre 8

Molte grazie, signor ministro

Dopo tanto inspiegabile silenzio, ecco le attesissime indicazioni del ministro Gelmini per una riforma universitaria. Non mancano motivi per ben sperare.

"Esprimo soddisfazione per la decisione del Governo di correggere i tagli al diritto allo studio. Il Ministro Gelmini ha dato pubblicamente atto nella conferenza stampa di ieri di avere accolto le richieste del Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) al riguardo. È un segnale molto positivo che dimostra che il dialogo istituzionale, in una logica propositiva e costruttiva, può portare buoni frutti. Occorre continuare su questa strada.
Peccato per gli studenti delle liste di sinistra (...)".

Leggi tutto l'articolo di Stefano Verzillo su ilSussidiario.net
e scarica il testo del decreto sull'università.

"The change has come"

Caro Obama, per ora sei stato grande, e ci auguriamo di poterlo ripetere con te anche tra quattro anni. Non sappiamo se ti avremmo votato, ma questo non conta perché ora sei anche il nostro presidente. L'Iran ha già detto che non gli piaci, vuol dire che stai andando bene. Buon lavoro, sinceramente!

martedì, novembre 4

Il circo mediatico fa tappa al Politecnico. Scene di una contestazione che non c’è

Didattica sospesa, ieri, al Politecnico di Milano. Nessuna occupazione in corso però, né lezioni trasferite in piazza. I riflettori sono puntati sull’inaugurazione dell’anno accademico. Tema del giorno, neanche a dirlo, la legge 133 e le prospettive dell’università italiana. Al tavolo dei relatori manca però l’ospite più atteso, lo sfuggente ministro Gelmini, che ha dato forfait insieme ai colleghi Renato Schifani e Letizia Moratti, e che in un comunicato rivolto all’ateneo milanese ha parlato della necessità di «attuare riforme non di facciata e offrire segnali chiari di una volontà di rinnovamento», assumendo ad esempio positivo il «modello Politecnico».

Unico a non aver declinato l’invito, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, per il quale «non ci devono essere tagli indistinti ma bisogna distinguere le università inefficienti da quelle virtuose». Una linea condivisa dal rettore Ballio, già da tempo in prima linea sul fronte riformista.


Leggi tutto l'articolo tratto da www.ilsussidiario.net.

sabato, novembre 1

Preghiera

Caro Vittorio Messori, tu sei stato uno dei miei due insegnanti di religione (il nome dell'altro? Rino Cammilleri) e leggerò, come sempre con interesse e ammirazione, il tuo "Perché credo" (Piemme). Intanto però mi ha colpito la controcopertina. Negativamente. C'è scritto "Un cristiano non è un cretino", slogan sbagliato perché rimane in mente soprattutto la parola "cretino". E poi la foto: ma dove li compri i vestiti? Indossi una polo giallo canarino sotto una giacca grigio topo: due capi già brutti se presi singolarmente, orrendi se messi insieme. I colori li ha creati Dio, si pensi all'arcobaleno, bisognerebbe trattarli un po' meglio. Il cristianesimo è bellezza bellezza bellezza, e una superiore intelligenza delle cose, quindi la tua controcopertina è controtestimoniante: ti offendi se prima di cominciare a leggere la butto via?
di Camillo Langone