sabato, maggio 31

Ti prego di tenere aperti gli occhi

Ricevo da un maestro (e amico) e pubblico.

Uno scritto di Le Corbusier del 1938. Pubblicato sul n. 766 della rivista Casabella di maggio 2008 - pagg. 6-7.

«Se dovessi insegnarvi architettura? Davvero una domanda difficile… Inizierei proibendo gli ordini, mettendo la parola fine a questa incartapecorita stupidaggine degli ordini, una incredibile sfida all’intelligenza. Insisterei su un vero rispetto per l’architettura.
D’altro lato, racconterei ai miei studenti come siano commuoventi le cose dell’Acropoli di Atene, di cui comprenderanno in seguito la superiore grandezza. Prometterei di spiegare la magnificenza di Palazzo Farnese e del vasto golfo spirituale che si stende tra le absidi e la facciata di San Pietro».

«E ora, amico mio, ti prego di tenere aperti gli occhi.
Hai gli occhi aperti? Sei stato educato a tenere gli occhi aperti? Sai come tenere gli occhi aperti? Li tieni continuamente e utilmente aperti? Che cosa guardi quando esci per una passeggiata?»


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Il Papa, la vigna, l'educazione

C’è come la saggezza e la premura del contadino nelle parole di Benedetto XVI. 
Aveva detto del resto, all’inizio del suo pontificato, di identificarsi con il lavoratore nella vigna di Cristo. E con la premura e la letizia del contadino ieri Benedetto ha mostrato ai suoi vescovi i segni di una possibile fioritura nella vita della Chiesa e della Nazione. Come uno che osservi delle gemme, con la gioia tremante di chi ne è grato e trema per l’esposizione possibile alle intemperie.
 Ha innanzitutto ricordato l’attenzione ai giovani. Si è soffermato sul rischio che i giovani vengano lasciati "soli davanti alle grandi domande" che nascono nella vita. La vasta «emergenza educativa» che si mostra in tanti modi è, per il Papa, un richiamo alla responsabilità per i sacerdoti, per gli insegnanti e per tutti. Specie nelle scuole.

Leggi qui tutto l'articolo di Davide Rondoni sul discorso del Papa alla Conferenza della Cei di giovedì 29 («Mano salda del lavoratore della vigna», Avvenire, 30 maggio 2008)

martedì, maggio 27

Una palma per Rose

La sua storia colpisce chiunque l'ascolti. La sua e quella del suo Meeting Point International, lo straordinario progetto di accoglienza e di lotta all'AIDS guidato da Rose Busingye, una semplice infermiera nelle baraccopoli di Kampala.
Il regista Emmanuel Exitu ne ha fatto un cortometraggio - "Greater - defeating AIDS" - che gli è valso la vittoria a Cannes per la categoria Documentary Award. Premiato nientemeno che da Spike Lee.

Questo il blog dedicato al film, e qui l'intervista al regista.

lunedì, maggio 26

Napoli molto morta

«Uno si domanda: ma c’è a buon bisogno un napoletano di grido, uno straccio di scrittore, di professionista, di magistrato, di accademico, un capopopolo, un filosofo, un armatore, un poliziotto, un magistrato, un calciatore, un bandito, un giornale, un ex prefetto, una lega di donne, un sindacato, una comunità religiosa, un prete, un cristiano come tanti che sappia prendere in mano, non la città, certo, che è fuori controllo da secoli, ma almeno il discorso sulla città? C’è qualcuno che sia in grado di dare un qualunque significato a quello che succede? Questo è l’impudico disastro di Napoli, inquietante e osceno, non il fatto che non si risolvano i problemi, bensì il fatto che la città ha perso la voce, non fa più nemmeno rumore, trasmette l’onda piatta e decerebrata della morte urbana, della fine della fantasia, pure quella in discarica come tutto».
(Giuliano Ferrara, "Napoli, fatti viva sennò sei molto morta", Il Foglio, 26 maggio 2008)

Leggi qui tutto l'editoriale.

Il mio critico musicale

Leggi qui la notizia della messa rock.

domenica, maggio 25

Sacri Monti, terza tappa

Dopo gli appuntamenti a Varese e Oropa, prosegue il ciclo di visite guidate ai Sacri Monti. Il 31 maggio è la volta di Varallo, "unico per la sua primarietà cronologica oltre che poetica".
Seguirà, il 28 giugno, a chiudere, il Sacro Monte di Ossuccio (Como) e l'Isola comacina.

"Le Cappelle che si seguono sul colle di Varallo e che rappresentano altrettante scene della vita di Cristo, risultano infatti come atti di una rappresentazione fermata nel momento del suo significato drammaturgicamente più dolente ed acuto; si direbbe nel suo culmine d'intensità, di vocalità, di lamento, di gioia, di stupore e di pianto; insomma, di pathos".

(Giovanni Testori, Natale al presepio di Varallo)

mercoledì, maggio 21

Grazie, Claudio

La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire.
(Claudio Chieffo)

martedì, maggio 20

Rassegna stampa CLU_La violenza del vuoto

A proposito di Lorena, della sua uccisione, del dolore di vite sole.

«Ragazzi normali. Ma con un vuoto tremendo, che ha lasciato campo aperto ad un arbitrio, ad una istintività cieca, brutale, ostinata (...). É questo il volto attuale del nichilismo, non solo dei figli, ma anche e soprattutto dei padri. Perché quella noia, quel deserto, che ha dato luogo ad una inaudita violenza, nasconde una domanda di senso, un bisogno di ipotesi con cui affrontare la realtà della propria esistenza. É l'incosciente attesa di un bene che non trova interlocutori adeguati. C'è, insieme ad una responsabilità disgraziatamente esercitata, una sete inespressa di adulti che sappiano accompagnare, introdurre, che abbiano qualcosa da dire sul valore del vivere e del morire. Ma gli uomini possono comunicare solo quello che vivono. Non bastano dispensatori di regole. Occorrono persone che sperimentino una pienezza di vita, la certezza di un senso
».

Leggi qui tutta la rassegna stampa.

Un uomo, la politica, il popolo

«We can do this. It will not be easy. It will require struggle and sacrifice. There will setbacks and we will make mistakes. And that is why we need all the help we can get. So tonight I want to speak directly to all those Americans who have yet to join this movement but still hunger for change - we need you. We need you to stand with us, and work with us, and help us prove that together, ordinary people can still do extraordinary things».

(Barack Obama, Portland speech, Oregon)

lunedì, maggio 19

sabato, maggio 17

Il bacio di Giuda

L’abbraccio di ieri tra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini non inganni, il leader dei centristi sa e dice che «Silvio vuole cancellarmi. Ci ha già provato alle elezioni e ora vuole riprovarci politicamente». D’altronde è evidente quale differenza passi tra l’incontro casuale dei due ex alleati alla festa della Polizia, e il colloquio ufficiale del premier con Veltroni a palazzo Chigi, tra i sorrisi frettolosi scambiati da Casini e Berlusconi a piazza del Popolo, e il faccia a faccia di mezz’ora tra il capo del governo e il segretario del Pd. Quella stretta di mano è una morsa che soffoca il leader dei centristi e lo imbriglia, perché il Cavaliere sta usando l’arma del dialogo che l’Udc pensava di avere in dotazione.

Leggi qui tutto l'articolo di Francesco Verderami su Corriere.it

Gomorra, il film

«Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip. Spesso gli attori, mi hanno raccontato, facevano fatica a distinguere la loro vita reale da quello che Matteo gli chiedeva di recitare. C’è una scena del backstage molto bella, gli attori iniziano a litigare su chi deve ammazzare in una scena. Un attore blocca tutto “li devo uccidere io”, e l’altro “mannò, Matteo avevi deciso che li dovevo ammazzare io”. A un certo punto un attore, guardando in telecamera un po’ triste, chiede “ma perchè tutti ci vogliono ammazzare?”. Il film è riuscito a riprodurre, anche nella realizzazione, una certa follia estetica violenta della mia terra».

(dall'intervista di Antonio d'Orrico a Roberto Saviano sul Corriere della Sera Magazine, leggila qui).

sabato, maggio 10

Chi viene e chi va (ahimè)

Non capisco perché il 70.7% dei votanti dell'ennesimo sondaggio del Corriere, ritiene quella di Bondi alla Cultura una scelta sbagliata. Forse in fondo è solo la sua aria bonaria a screditare l'immagine dell'intellettuale. Riporto a sua difesa la poesia "A Silvio":
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

A me, qualità letterarie a parte, sta pure simpatico e spero che faccia bene.
Intanto succede che a Milano, chi in quanto a cultura non ha certo da invidiare nulla a nessuno, viene privato del suo assessorato per questioni di arte omosessuale e dintorni...
Ad aver scatenato le ire del sindaco Moratti e sollevato le proteste della giunta è stata la delibera "camuffata" con cui Sgarbi ha fatto approvare una rassegna gay trasformandola in «rassegna sulla diversità». Un escamotage di cui il critico si era vantato pubblicamente: «È passata con la vaselina». Grande Vittorio. Milano ti rimpiangerà
.

giovedì, maggio 8

Per LL

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Consolazioni

(Il Foglio, 7 maggio 2008)

martedì, maggio 6

Rassegna stampa CLU _ Cina e diritti umani

«[...] Come si può parlare di “diritti umani” dove manca l’affermazione della dignità dell’uomo, di ogni singolo uomo? Non bisogna dimenticare che sarebbe impossibile pensare a una Carta fondamentale dei Diritti dell’uomo senza il riconoscimento della centralità della persona. Ma, con buona pace di tutti, non esiste “persona” senza religiosità: o l’uomo dipende dal flusso dei suoi antecedenti materiali ed è una semplice rotella di un ingranaggio economico sociale, oppure dipende da qualcosa d’Altro, che sta all’origine del flusso delle cose, oltre esse, e per questo è irriducibile ad ogni potere.
Da questo punto di vista, tra Occidente e Cina le distanze si sono accorciate. Una tacita complicità mira a negare il fondamento della dignità dell’io e a censurare quei luoghi e quei fatti che promuovono una coscienza autenticamente religiosa, unico argine alla prepotenza del potere».

Leggi qui l'intera rassegna.

Gaber in aula magna

Non può sfuggire l'estrema attualità di Polli di allevamento soprattutto in rapporto al clima culturale e politico odierno, in cui l'appartenenza ideologica talvolta domina su una sincera ricerca del vero.
"Per le strade e per le piazze non si parla più della vita".
Perché proporre in università questo spettacolo? Perché anche qui si torni a parlare della vita e del nostro essere uomini.

(Iniziativa di alcuni amici della Statale di Milano)

lunedì, maggio 5

A Milano con Testori

Per i suoi dieci anni l’Associazione Giovanni Testori organizza due cicli di visite guidate a importanti capolavori dell’arte lombarda, che hanno attirato l’attenzione di Testori. Chiese e monumenti di grandissimo fascino e valore ma, benché non lontani da casa, per molti ancora da riscoprire. Alla proposta hanno aderito studiosi e docenti universitari, tra i massimi esperti degli artisti di volta in volta considerati.

Per informazioni: www.associazionetestori.it

Ipse dixit

1 - PALPITO FICTION - «A Mancini volevamo solo chiedergli se gli batte il cuore...» (lo sconsolato Carlo Pellegatti mentre Mancini si allontana ignorandolo, «Guida al campionato»).

2 - ALL'ANIMA - «Pippo Inzaghi voleva tanto questa palla, la voleva lui, la voleva la sua anima» (ancora Mauro Suma, Sky).

3 - NO CHE NON LA È - «Ecco la nuova classifica: allora ditemi voi se questa non è una rivoluzione copernicana!» (Ilaria D'Amico, «Skycalcioshow», la fa un po' troppo importante).

4 - COSCIA NOSTRA - «Del resto dell'onore noi italiani siamo esperti da sempre» (Ilaria D'Amico, idem).

5 - EFFETTIVAMENTE - «Il derby non è mai una partita come le altre» (Ilaria D'Amico, ibidem).

6 - RIFLESSIVAMENTE - «Siamo convinti e tranquilli di essersi presentati qui con le intenzioni giuste» (Luciano Spalletti, «Skycalcioshow »).

7 - INDICATIVAMENTE - «Ranieri è un allenatore come Donadoni e quindi è giusto che risponde alle domande» (Adriano Galliani, Domenica stadio).

8 - INTERAMENTE - «San Siro oggi è uno stadio interamente diviso a metà» (Andrea Paventi, Sky).

9 - LIFE IS SILVIO - «Berlusconi l'ho votato. Come fai a non votarlo?». (Ringhio Gattuso non poteva non votarlo, Sky).

10 - ROM CAPOCCIA - «I vivai non esistono più perché abbiamo preso tutti i romeni possibili» (Giampiero Mughini polemizza con l'Inter multietnica, «Controcampo Ultimo Minuto»).

11 - MOVIMENTI SOSPETTI: «Attenzione perché c’è un luogo comune che gira intorno a questa partita», Alessandro Alciato.

12 - TEMPISMO: Samp-Roma 30’ st, allarme rosso di Angelo Mangiante: «L’Inter sta perdendo, ora dalla Roma si vorrebbe quell’ultima carica extra ma molti giocatori boccheggiano». 30’15’’, gol di Panucci. 32’, Mangiante: «Solito discorso, poca cattiveria sotto porta, Spalletti ce l’ha con i suoi», 33’ raddoppio di Pizarro. 40’ gol di Cicinho, Tecca: «Partita chiusa».

13 - SADOMASO «Del Neri, cos’è successo?», «Boh, nel tunnel Padoin piangeva», «Perché?, aveva appena segnato», «Che ne so, chiedetelo a lui, il calcio è questo».

(da Dagospia.it)

Per la cronaca

clanDestino

AL DIO DELLE COLAZIONI
I soldati israeliani accusano i guerriglieri di Hamas e dintorni di rintanarsi tra i civili, usati dunque come involontari scudi. E gli scudi vengono colpiti. I guerriglieri accusano i soldati di sparare a vanvera pur di far male. E le bombe si sa non sono cose precise al cento per cento. Ridda di dichiarazioni. Tensione internazionale.
Lei stava preparando la colazione ai suoi quattro figli. Ai suoi quattro bambini. Chissà a cosa pensava. A cosa pensavano loro, quando un rombo di fuoco li ha portati via da loro stessi e dal mondo. Dicono che solo lei, la madre abbia resistito un poco viva, almeno fino ad arrivare all'ospedale. Ha aspettato, proteggendoli ancora, che andassero avanti loro, i suoi piccoli nel buio, è restata un poco in più come per assicurarsi che dopo il buio ci fosse la colazione apparecchiata, e la luce del mattino. E' rimasta pochi minuti in più per supplicarlo -anche solo con il suo corpo aperto- al Dio degli ebrei, dei musulmani, al dio delle colazioni dei piccoli.
Davide Rondoni

Per iscriversi a clanDestino ZOOM http://www.clandestinozoom.it

sabato, maggio 3

Ricordando Giovannino

«I personaggi dei libri di Guareschi sono personaggi reali, più dei personaggi dei film (su cui infatti Guareschi aveva espresso delle perplessità). Sono personaggi che partono dal loro desiderio di verità e di giustizia, da una fede vissuta in modo umano, da un ideale comunista, che cerca di rispondere al bisogno di giustizia. Gente così non può che incontrarsi. Guareschi fa, con i suoi libri, quell’Italia che, pur avendo al suo interno idee assai diverse, ha costruito in un’unità profonda il benessere del nostro Paese. È la gente del nostro popolo, che è rimasto unito molto più di quanto le divisioni ideologiche lo abbiano spaccato, e questo è il motivo per cui questa gente si incontrava».

(dall'intervista a Giorgio Vittadini, "La vera statura di don Camillo e Peppone? Erano due grandi educatori", su Ilsussidiario.net)

venerdì, maggio 2

Parole sante


«Siamo un grande Paese con un pezzo di merda come te».
(Vittorio Sgarbi a Marco Travaglio ad Annozero del 1 maggio)

giovedì, maggio 1

Lettera aperta a Daniel Libeskind

Ora, possiamo accettare tutto. Ci siamo abituati, ci hanno fatto abituare, ad accettare tutto. Anche che tre architetti dai nomi esotici arrivino qui e in pochi giorni facciano un progetto che stravolgerà l'immagine della nostra città. Ci siamo persuasi all'idea che sì, quelle torri saranno un po' sghembe, un po' intrusive, una forse non sta su, ma in fondo segnano la linea della modernità, della città nuova. La città nuova che è stata l'utopia di tutti i tempi e ora ce l'abbiamo qui, la possiamo toccare.
Ci siamo abituati a tutto e tutto va bene, se poi lo dice il Corriere niente da obiettare. Nessuno ha un progetto, nessuno ha in mente che cosa questa città debba diventare, e i milanesi sono i primi a non volere rispondere a questa domanda. Eppure si parte, costruiamo. Ai cantieri ci abitueremo, è il futuro, ed è giusto, sia detto senza falsa ironia.

Farci prendere per fessi però no. Non ci siamo ancora abituati. Una strana resistenza ancora ci trattiene. Qualcuno allora dovrebbe spiegare a Libeskind, che oggi ammaestrava dalle colonne del Corriere, che fessi non siamo. Forse l'avrà pensato per il fatto che lasciamo le chiavi della nostra città agli artefici di un’architettura “cosmopolita”, che innalza gli stessi edifici e New York, a Roma, a Tokyo, a Rio. Ma si sbaglia, se pensa di prendere la penna e scrivere tante banalità sulla cultura di Milano, e che noi ce le beviamo così, come un aperitivo al Duomo.

Che un architetto della sua fama non abbia alcun impianto teorico del proprio lavoro non stupisce più - l'imbarazzante situazione accomuna quasi tutte le archi-star. Ma che da qui passi a infarcire la propria assenza di un pensiero con discorsi degni d'uno studente d'architettura del prim'anno, perdipiù pubblicati sul nostro quotidiano cittadino - colpevole d'una grave ignoranza in materia - non sta bene.

Riporto alcune perle: «Solo un’architettura realmente democratica può portare all’emancipazione dell’individuo e all’affermazione di una comunità multiculturale»; «La matericità del Castello Sforzesco, le ricerche scientifiche di Leonardo, le dinamiche di movimento di Boccioni e le sorprendenti e imprevedibili analogie di Rossi sono immancabilmente inscritte nei miei progetti per Milano»; «Ogni mio edificio è una narrazione del passato e del futuro, alla ricerca continua del presente come continuità creativa nel tempo»; «La caratteristica unica delle Torri di Citylife sta nell’essere un continuum con la storia delle torri milanesi, da quella del Filarete, a quella di Gio Ponti e di Ernesto Nathan Rogers».

Parole grosse, che chiedono risposta.

* * *

«Caro Libeskind, non basta scrivere queste cose perché diventino vere. Non basta evocare i grandi maestri della nostra storia - che tra l'altro non credo abbiano apprezzato affatto - perché questi infondano magicamente un'anima a un progetto che non ce l'ha. Il tuo è un vecchio artificio retorico: rivendicare d'essere proprio ciò che non si è. Ti accusano di aver tracciato un segno senza radici e tu ti appelli alla tradizione architettonica milanese. Ti tacciano di pressapochismo per una torre che sfida - perdendo - le leggi della statica, e tu citi i calcoli di Leonardo, la cupola del grande genio vinciano. Ti attaccano d'essere un buon disegnatore, o poco di più, che offre solo immagini suggestive della città contemporanea, e tu ci vieni a insegnare la cultura, ci parli di umanesimo, tiri in ballo Filarete, e Ponti!

È vero. Oggi i progetti per potersi imporre devono essere tutti edifici eccezionali - non è solo colpa tua. Sono eccezioni però di una regola che non c’è. Invece nell’architettura ci sono anche edifici ripetibili. Pensa alla cattedrale gotica o al tempio greco: sono edifici straordinari, fondati su un’idea profonda e razionale del loro significato, che hanno definito un tipo, e ne hanno fatti a centinaia! Il tempio greco era spettacolare: immagina nella città greca fatta di case basse questo tempio sulla collina, con colonne alte 25 metri, colorate, e con un grande tetto che copriva la cella della divinità. Invece gli edifici dello star system sono uno per uno irripetibili, e dunque è impossibile costruire un pensiero condiviso su edifici irripetibili.

Quindi l’alternativa non è tra edifici eccezionali e ordinari, tra architetti italiani e stranieri, tra costruzioni che “rompono” col contesto e costruzioni che si mimetizzano, tra gli entusiasti per un’architettura finalmente moderna e i nostalgici delle forme del passato. Queste sono le solite etichette che il giornalismo e la politica non possono che usare.
L’alternativa è tra architetture passeggere e architetture che hanno la pretesa di durare nel tempo; tra architetture che mettono in mostra un particolare punto di vista e architetture che cercano di rappresentare un punto di vista più generale della cultura del tempo in cui viviamo; tra architetture che vanno alla ricerca di un’immagine forte da veicolare attraverso i media, e architetture che possono dar ragione di ogni scelta che si compie; tra architetture che inseguono un formalismo tecnologico o naturalistico (tecnologia e forme organiche sono i due miti dell’architettura del nostro tempo), e architetture che si servono anche della tecnologia e della forma per rappresentare il senso, l’idea: l’idea di spettacolo in un teatro, l’idea di comunità in una piazza, l’idea di preghiera in una chiesa.

Tu, Daniel, che cosa volevi rappresentare con quella specie di banana?

La città moderna sta perdendo la capacità di costruire luoghi che racchiudono un senso comune. Non per niente la gente continua ad andare in piazza Duomo, in Galleria, e non altrove. Perché lì riconosce qualcosa. Perché lì l’architettura mette in scena un modo di vivere che noi desideriamo, un modo di vivere felice.
Questa è la scommessa che ancora oggi siamo chiamati a vincere. Con o senza di te.
Lorenzo».