giovedì, dicembre 4
sabato, novembre 29
Sorprese
Così, dopo che in dieci minuti hai provato a riassumere due leggi e due decreti a ragazzi di nemmeno 18 anni che non hanno mai sentito parlare di università se non forse, una volta, dal fratello maggiore, e dopo che i due giovani, di quelli che "noi facciamo i cortei senza autorizzazione e voi non capite in quella piazza con gli altri 250mila quanto eravamo felici", scambiano l'occasione per un reclutamento coatto per il corteo dell'indomani, l'imprevisto succede davvero.
Ha la faccia semplice di un ragazzino dall'aria sveglia e dalle parole disarmanti: "Scusate, ma su 250mila, quanti sapevano perché stavano manifestando?". E tu, con la mano davanti alla bocca, provi a nascondere il sorriso per non far capire che la domanda l'avresti voluta fare tu, ma non potevi.
Ha il rumore dei fischi, sacrosanti, di ragazzi che saranno pure piccoli e inesperti, ma capiscono benissimo quando qualcuno li sta prendendo in giro. Non c'è Onda che tenga.
Ma soprattutto ha la voce dei tre studenti che hanno organizzato il dibattito - uno alto coi rasta biondi, l'altro capelli lunghi e kefiah al collo, la terza una bella liceale che riceve gli applausi a prescindere - che ti chiedono di continuo come sia possibile rispondere a questa emergenza senza scendere in piazza. E cosa significa rimettersi a costruire quando viene da scioperare. E staresti lì una settimana, se potessero anche solo intuire che l'unica rivoluzione è il cambiamento di te che cambia l'ambiente in cui sei. La tua scuola, l'università, tutta l'Italia. Dall'insistenza della domanda, dal modo in cui ti guardano e da come ti ringraziano, qualche cosa devono avere intuito.
Incontrassi oggi qualcuno di quelli per cui i liceali sono solo bullismo e poca voglia di fare, gli diresti che non ha capito nulla. Guardarli invece dà speranza. Portano con sé una forza ideale - se educata, porterà lontano - ancora libera da ogni interesse, che tanti universitari non sanno già più di possedere. E una semplice assemblea d'istituto in quel momento diventa la cosa più importante del mondo, per la quale combatterebbero qualsiasi battaglia.
giovedì, novembre 27
Se lo dice lui
Il Vaticano ha torto, Gramsci non si convertì. Lo dice Sofri, che non era con lui in punto di morte, ma ugualmente lo sa. D'altra parte uno che è abituato a pontificare sui giornali dev'essere esperto di cose di Chiesa.
Miracoli al Corriere
"Carlo invece parlava di perdono, di Spirito Santo, di fede. Lo fece anche dopo agli assassini venne dato un volto. Nel tempo, tra noi addetti al circo di Erba, si fece la fama di mistico, del fuori di testa per il dolore".
"Ma appena uscito dall'aula, Carlo ha chiesto al suo avvocato di procedere con le pratiche per il dissequestro della casa di via Diaz. C'è del lavoro da fare, lì dentro. L'ultimo tratto di questo percorso di dolore che grazie alla sua fede ostinata è diventato anche di speranza. Ci sono gesti che servono a sopravvivere. Questo è per ricominciare".
Un buon pezzo è un pezzo che racconta i fatti e se ne lascia colpire. Che non antepone schemi di lettura preconfezionati, credi antireligiosi, e quello scetticismo di fondo che non crede davvero alle buone notizie, che diffida delle conversioni, che dice impossibile ciò che non si sa spiegare.
E ora i Castagna regalano la casa della strage «per sopravvivere» è un buon pezzo. Di questi tempi, quasi un miracolo. Si merita una lettura. E il suo autore, Marco Imarisio, i complimenti.
sabato, novembre 22
Van Gogh / 2
Donne nella neve, 1882 "Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non voglio che siano accademicamente corrette, digli che intendo questo: se si fotografa uno zappatore, indubbiamente allora non sta zappando. Digli che amo le figure di Michelangelo anche se le gambe sono troppo lunghe, con la schiena e i fianchi troppo larghi.
Digli che ritengo Millet e Lhermitte dei veri artisti, proprio perché non dipingono le cose come sono, tracciandole in modo asettico e analitico ma come essi - Millet, Lhermitte, Michelangelo - le sentono. Digli che la cosa che più desidero esprimere sono proprio quelle manchevolezze, quelle deviazioni, quelle alterazioni della realtà che poi fanno sì che risultino alla fine delle falsità, sì, ma più vere delle verità letterale".
Van Gogh / 1
Si può andare alla mostra di Van Gogh al monastero di Santa Giulia di Brescia anche solo per vedere "Il giardino dell'ospedale a Saint-Rémy" (maggio 1889), commuoversi, e tornare a casa.
Bellini, carne e pane
Riporto così com'è un post dal blog di un caro amico, perché merita. Qui l'originale.Ho contato 23 quadri di Madonne con il Bambino alla mostra di Bellini a Roma alle Scuderie del Quirinale. 23 su 62 opere esposte. In tutto ne ha dipinte più di una cinquantina. L’arte non è questione di numeri, ma in questo caso è difficile non pensare che i numeri non abbiano invece a che fare con l’arte. Una tale frequentazione ha portato Bellini ad avere una tale familiarità con il tema, da lasciar stupiti e commossi ogni volta. La ripetizione infatti non produce stereotipi. E questo è un dato che deve far pensare.
Se si guardano con attenzione queste infinite varianti, si possono notare alcune costanti. La prima è che la Madonna sembra sempre porgere il Bambino, tant’è vero che alcune traslitterano direttamente nella scena della Presentazione al Tempio senza dover cambiare posa. Ogni volta c’è poi il gioco delle mani, che proprio per quanto detto qui sopra, è sempre un gioco delicatissimo: sono mani che proteggono, ma non trattengono. Che toccano il Bambino quasi solo sfiorandolo. Mani amorose e insieme adoranti. Mani trepidanti, ma senza darlo a vedere. Sono mani piene di cautele, consapevoli di quel che stanno toccando. Protettive ma affatto escludenti. La terza costante di questa lunga serie bellinana è il corpo del Bambino. Tantissime volte nudo. Sempre di una tenerezza che non è fuori luogo definire di “un altro mondo”. Se Dio si è fatto carne, Bellini sembra aver avuto il privilegio di sentire il calore di quella carne («per lo cui caldo…», Dante, Paradiso XXXIII). Il privilegio di esserne accarezzato dal fiato. Per questo non teorizza ma testimonia con la sua pittura. La sua è pittura che si fonde con quella certezza percepita, incontrata, riconosciuta. Pittura che si fa carne, allo stesso modo del farsi del pane (“pane disceso dal cielo”, Gv 6,51). Bellini non si sovrappone mai con le sue intuizioni intellettuali. Si lascia ogni volta prendere per mano. In questo è davvero inarrivabile.
La mostra di Roma (ci tornerò) è bella soprattutto per questa straordinaria serialità. Un appunto: Mauro Lucco, il curatore, nella sua furiosa (e a volte persin divertente) vis antilonghiana, accusa Longhi di aver attribuito a Bellini una matrice neobizantina. Ma se questa serialità avesse invece proprio una radice bizantina? Queste Madonne sono come icone tolte dalla teca, scongelate e riportate alla vita. Icone strappate all’apnea ma mantenute nella loro dimensione d’assoluto (non lo dico io, lo dice in una scheda nel catalogo Peter Humfrey, uno dell’equipe del furioso Lucco…).
Ho la presunzione di pensare che questa sia la migliore chiave critica (cioé intellettualmente affidabile) per approcciare Bellini. Oppure datemene voi un’altra…
Nell’immagine, Madonna che regge il Bambino in grembo, Roma Galleria Borghese (n.60 del catalogo della mostra romana)
mercoledì, novembre 19
Facebook come il muro del cesso
Se poi qualcuno per dire che si è sposato (con relative foto ovviamente), fidanzato, che ha avuto un figlio, ma anche che è stato lasciato (non fa differenza) o qualsiasi altra cosa degna di nota nella sua vita, vuole continuare a scriverlo lì, a fianco al gruppo "Odio Amici di Maria De Filippi" o "basta con le fighe di legno", insomma, faccia pure.
domenica, novembre 16
«Grazie a chi mi guardava come uomo»
Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo, proprio come lo sono oggi.
Provavo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un “vegetale” e i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente".
Leggi tutta la testimonianza di Salvatore Crisafulli.
venerdì, novembre 14
La maestà della vita
Forse, davanti a questi eventi, di vero esistono solo il silenzio e la pagina bianca. Il silenzio che guarda gli abissi del nostro povero disastro e china la fronte. Esistono, di certo, la pietà e la compassione: per Eluana, per i parenti, per i paesi, per noi.Lei non parla, non sente, mangia e beve da una cannuccia – finché gliene daranno – e, forse, non è cosciente, nessuno lo sa.
Eppure, c’è.
Si sveglia con l’alba, si addormenta con la sera, apre gli occhi e guarda il mondo, un piccolo angolo di mondo. Riceve l'amore di chi l'accudisce.
Insomma, vive.
E chi può dare a questa parola una connotazione di indegnità?
Lo scandalo è perché c’è.
Contro e nonostante ogni nostra previsione, contro e nonostante ogni circostanza avversa, lei c’è.
E il suo esserci si chiama vita o anche speranza, che poi è lo stesso. La pur difficile, a volte insostenibile speranza che porta con sé.
E cosa innerva, cosa spinge e tende la vita dell’uomo se non la speranza?
«Com’è possibile, che anche quando uno è disperato, ed a me capita, non colga questo fffiuuu, questo fiato che tiene a galla tutto?» (G. Testori).
La ragione per cui tanti la vogliono levare dalla vista, togliere di mezzo come pietra di scandalo, sta qui.
Perché lei è testimonianza umile e intoccabile della maestà della vita sulla morte, del bene sul male, del mistero sulle nostre spiegazioni del mondo.
C’è un mistero, in noi; c’è il sigillo di un’origine, di una nascita che non appartiene alla storia e che la storia non è riuscita e non riuscirà mai ad esaurire.
«La grande battaglia dei nostri giorni è solo in apparenza una battaglia tra opposte ideologie; solo in apparenza è una battaglia di classi; in verità è la battaglia tra il sacro segno di Dio che vive nell’uomo, tra il suo essere umile e suprema maestà creativa perché creata, e l’imitazione o la sostituzione che di quell’uomo, di quella maestà, il meccanismo, che sempre più tenta d’essere unico e totale, cerca e cercherà di compiere».
Non ucciderete la maestà dell’uomo, non ci toglierete la speranza.
giovedì, novembre 13
Addio, (di certo)
Maggiolini sull'amore"In realtà con la nostra posizione stiamo solo cercando di salvare la logica della donazione corporea. Vicendevole. Insomma, stiamo salvando quello che si definisce l'amore autentico. Diversamente io non vedo perché non si debba arrivare a una fecondazione artificiale al di fuori, anche, dell'utero materno. Ma più di tutto vorrei fosse chiaro un concetto, a tutti: un bambino non è un diritto, bensì un dono. E lì deve fermarsi la scienza".
Maggiolini sulla morte
L'inferno non è vuoto, bisogna aver paura di andarci. Una paura che deriva da un amore ricevuto e non sufficientemente corrisposto. Ecco, ho paura di non avere amato a sufficienza.
Si muore soli, è vero, ma c'è la Chiesa che ci accompagna. E poi, di là, c'è Qualcuno che ti aspetta".
Dal necrologio di mons. Luigi Negri Vescovo di San Marino Montefeltro, Pennabilli, 13 novembre 2008
Vescovo emerito di Como, maestro di vita, di fede e di cultura
Lungo tutta la sua operosa esistenza con profondità teologica e grande ricchezza culturale ha difeso la verità della fede all'interno della Chiesa e la verità e la libertà della persona e del popolo di fronte al mondo.
In tempo meno tristi di questi avrebbe ben meritato il titolo di "Confessore della Fede".
Con la sua scomparsa la Chiesa italiana è più povera e certamente meno coraggiosa.
mercoledì, novembre 12
martedì, novembre 11
Promesse
Una bella novità dal mondo della grafica si affaccia sul web: www.crockhaus.com è il sito di un caro amico che studia Design a Milano, con radici brianzole e puntate all'estero (nel gioiello decò di Bruxelles).Pagine semplici ma originali che formano un laboratorio creativo, il contrario di una presentazione anonima di lavori.
Tipografia, motion, impaginazione, approcci diversi al mondo della grafica tenuti insieme da una sensibilità artistica affine a tendenze straniere (Francia, Belgio, Olanda) più che italiane. In ogni composizione c'è sempre un particolare che stupisce, che non ti aspetti, a fare la differenza. Chi ben comincia... Buon lavoro!
Oppure
Di fronte alla grave situazione universitaria si possono fare tante cose. Si può andare in piazza e gridare la propria protesta rivendicando diritti e autonomia in cambio di nessuna responsabilità, oppure si può continuare a studiare, a insegnare, costruendo nel proprio ambito forme reali di cambiamento.Si possono organizzare lezioni in piazza assecondando, senza saperlo, i timori di professori che vedono la fine di un periodo di ingiustificati privilegi, oppure ci si può rifiutare di ridursi alla mercè di vecchi baroni e rivoluzionari d'antan, trasformatisi in perfetti reazionari che al solo sentire la parola "riforma" sobbalzano sulla loro impolverata sedia.
Si può perdere del tempo, molto tempo, a immaginare forme di protesta alternativa - anche se la fantasia, abbiamo visto, troppe volte finisce nel grottesco - oppure firmare una mozione nel più importante organo di rappresentanza studentesca universitaria (leggi qui il documento del CLDS), con proposte concrete e condivise di rinnovamento, e indirizzarla direttamente al ministro Gelmini, ai rettori, ai professori e a tutte le persone disposte a collaborare a un serio progetto di riforma.
Oppure, ancora, si può organizzare, come oggi, un incontro nell'aula magna della Statale di Milano, presenti duemila studenti, decine di professori, e tre relatori come Enrico Decleva (presidente CRUI), Nicola Rossi (senatore Pd), Giuseppe Valditara (senatore Pdl), messi attorno a un tavolo a discutere di differenziazione degli atenei, valutazione, meritocrazia, trasformazione delle università in fondazioni, rinnovamento del sistema di governance degli atenei (guarda qui il video dell'incontro e leggi la rassegna stampa).
Insomma, si può anche prendere la cosa sul serio.
lunedì, novembre 10
Obama di qua o di là
Sui rapporti tra Obama e la Chiesa cattolica si è già detto tutto e il contrario di tutto. Per alcuni il Vaticano vedrebbe di buon occhio il nuovo presidente americano, per la novità che la sua elezione rappresenta e per una politica estera che si preannuncia più incline agli strumenti diplomatici nella risoluzione dei conflitti internazionali. Per altri invece il Papa sarebbe preoccupato dal liberismo etico con cui "l'uomo del cambiamento" dice di voler affrontare questioni come l'aborto o la ricerca sugli embrioni.Qui sotto due articoli che segnano i due diversi punti di vista in materia:
Lucio Brunelli per "l'Eco di Bergamo" pensa che il rapporto tra Obama e la Chiesa sarà positivo;
Giacomo Galeazzi per "La Stampa" vede nuvole nere all'orizzonte.
Per ora forse non è facile esprimersi chiaramente nell'una o nell'altra direzione: non resta che attenderlo alla prova dei fatti.
Innamorato fisso
Mi sono innamorato della sosia della mia morosa. L'ho vista oggi su un giornale, fa la pubblicità di un costume da bagno. È uguale alla mia attuale fidanzata: capelli, labbra, gambe lunghe, ecc. Come fisico uguale, il carattere non so. Ma mi conviene lasciare la mia attuale morosa per una donna esteriormente uguale anche come anni? Sì!!! Anzi, no! In quanto la modella di biancheria intima in questione è norvegese, mentre la mia morosa abita a 50 metri da casa mia. Poi la mia morosa ha un corpo come quello della ragazza sulla rivista. La modella magari dal vero non è così, l'ha ritoccata il computer. Amore, tengo te!!sabato, novembre 8
Molte grazie, signor ministro
"Esprimo soddisfazione per la decisione del Governo di correggere i tagli al diritto allo studio. Il Ministro Gelmini ha dato pubblicamente atto nella conferenza stampa di ieri di avere accolto le richieste del Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) al riguardo. È un segnale molto positivo che dimostra che il dialogo istituzionale, in una logica propositiva e costruttiva, può portare buoni frutti. Occorre continuare su questa strada.
Peccato per gli studenti delle liste di sinistra (...)".
Leggi tutto l'articolo di Stefano Verzillo su ilSussidiario.net e scarica il testo del decreto sull'università.
"The change has come"
martedì, novembre 4
Il circo mediatico fa tappa al Politecnico. Scene di una contestazione che non c’è
Unico a non aver declinato l’invito, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, per il quale «non ci devono essere tagli indistinti ma bisogna distinguere le università inefficienti da quelle virtuose». Una linea condivisa dal rettore Ballio, già da tempo in prima linea sul fronte riformista. Leggi tutto l'articolo tratto da www.ilsussidiario.net.
sabato, novembre 1
Preghiera
Caro Vittorio Messori, tu sei stato uno dei miei due insegnanti di religione (il nome dell'altro? Rino Cammilleri) e leggerò, come sempre con interesse e ammirazione, il tuo "Perché credo" (Piemme). Intanto però mi ha colpito la controcopertina. Negativamente. C'è scritto "Un cristiano non è un cretino", slogan sbagliato perché rimane in mente soprattutto la parola "cretino". E poi la foto: ma dove li compri i vestiti? Indossi una polo giallo canarino sotto una giacca grigio topo: due capi già brutti se presi singolarmente, orrendi se messi insieme. I colori li ha creati Dio, si pensi all'arcobaleno, bisognerebbe trattarli un po' meglio. Il cristianesimo è bellezza bellezza bellezza, e una superiore intelligenza delle cose, quindi la tua controcopertina è controtestimoniante: ti offendi se prima di cominciare a leggere la butto via?venerdì, ottobre 31
Sorella pioggia
Scendi acqua, scendi tanta, su quelli che fanno lezione in piazza, studenti ignoranti docenti fuori tempo.Scendi fitta, e annacqua i pensieri già confusi di Giuliana Costa, raccolti come può in "Capitale sociale, istruzione e movimenti": tanta politica, e l’architettura?
Cadi rumorosa, e copri le parole di Giovanni Baule, che a nessuno, fuori copione, interessa davvero "Comunicazione e storia della protesta", qualcuno, sottovoce, glielo dica.
Pioggia, allaga il parco e bagna i piedi di Lamberto Duò, fagli capire che le "Leggi di Keplero" le deve spiegare al caldo, in aula, con la lavagna e il gessetto, davanti ai suoi studenti tutti, e non solo a questi quattro attori di un racconto che nessuno vuole ascoltare.
La storia, quella vera, la scrive ognuno al proprio posto. Imparando chi impara, insegnando chi insegna. Come non si potrebbe fare meglio.
Che è questa la rivoluzione. Tu vaglielo a spiegare, sorella pioggia.
giovedì, ottobre 30
Diritto al cielo
"Veramente uno dei problemi urgenti da risolvere per l'architettura della città, sia quello di inventare (cioè in senso latino, ritrovare) non solo il verde, ma anche il cielo.Cioè dare questo spazio infinito a disposizione di chiunque abiti in una casa, cioè interpretare l'architettura della casa anche in funzione della sua disponibilità a concedere la vista dell'infinito del cielo: con le sue molteplici infinite apparenze sia che lo si veda terso, di quell'azzurro che, pur nei limiti del cielo lombardo, ad esempio, riempie ancora di gioia la nostra vita e le nostre giornate; sia che appaia pieno di nuvole, negli imprevedibili aspetti che le nuvole hanno, con l'infinito variare della luce".
(Piero Bottoni, Diritto al cielo)
martedì, ottobre 28
Bestiario
Gli okkupanti ci spiegano che questa rivolta non è il Sessantotto del tempo che fu. Ma dovrebbero ammettere che è peggio del Sessantotto. Allora gli studenti si erano ribellati ai professori. Oggi sono i docenti a fomentare la rivolta. Baroni, baronetti e baronini sono gli unici a sapere con precisione ciò che vogliono. Il loro scopo è che tutto rimanga com'è, compresa la pessima gestione e la copertura dei tanti debiti. Siamo al paradosso: gli studenti scioperano per mantenere inalterati i privilegi di docenti che se ne fregano di loro".
Leggi tutto l'articolo di Giampaolo Pansa sul Riformista del 26 ottobre sui sessantottini che hanno cacciato i loro padri e che oggi rovinano i propri figli.
La finzione e la realtà
"Noi non siamo disponibili a nessuna strumentalizzazione, da qualunque parte essa venga. Peraltro, continuare ad alimentare un clima di contrapposizione ideologica è l’ultima cosa di cui l’università ha bisogno in questo momento, il modo migliore per non affrontare i problemi e per non mettere mano a un disegno riformatore".
"Scienze politiche: 9mila iscritti, 30 occupanti, 20 giornalisti: un esempio di protesta mediatica", di Matteo Forte
"La scena che si presentava agli occhi di chi giungeva nella sede distaccata della Statale di Milano era proprio questa: un manipolo di ragazzi accerchiato da inviati e cameraman. I titoli dei principali quotidiani nazionali, così come la loro versione online del pomeriggio precedente, annunciavano l’occupazione della facoltà di Scienze Politiche e l’interruzione delle lezioni. Eppure allo sprovveduto visitatore pareva che lo scoop fosse che i giornalisti non c’avessero azzeccato per niente. Le lezioni si sono svolte regolarmente. Nessuna è stata interrotta. Intorno alla trentina di persone, che nella mattinata di ieri bivaccava in mezzo al cortile di via Conservatorio, la vita procedeva tranquillamente. C’erano quasi più telecamere e fotografi che manifestanti".
domenica, ottobre 26
"Inno alla bellezza"
Che importa che tu venga dall’inferno o dal cielo,o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede,
penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?
Che importa se da Satana o da Dio? se Sirena
o Angelo, che importa? se si fanno per te
– fata occhi-di-velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina –
meno orrendo l’universo, meno grevi gli istanti.
(Charles Baudelaire, I fiori del male)
giovedì, ottobre 23
Qualche domanda
(Mario Giordano, "Lettera apera agli studenti", il Giornale, 23 ottobre 2008)
martedì, ottobre 21
Una mano di arancione
Il breve viaggio in treno da casa all'università non basterà più. Prima era sufficiente per leggere quei tre, quattro articoli del Foglio al giorno, e per scorrere gli altri titoli. Ma adesso bisogna aggiungere la nuova creatura di Antonio Polito (da sempre il mio preferito "dall'altra parte"): 32 pagine di sinistra moderata e intelligente; di giudizi che vanno al di là delle solite posizioni di partito e di parte; di pezzi interessanti e ben scritti; di grafica curata e leggera.Non dite a Walter di leggerlo, altrimenti rischia di mettersi a fare una vera opposizione.
lunedì, ottobre 20
Imprevisti
Da un articolo del 14 ottobre su Corriere.it:«Abbiamo scoperto che Eluana ha ripreso il ciclo mestruale dopo 14 anni di amenorrea», spiega Giuliano Dolce, neurologo, presidente di Vive, organizzazione che riunisce un gruppo di medici e giuristi. «Questo significa che l’ipofisi, una ghiandola importante alla base del cervello, ha ricominciato a funzionare. Non abbiamo mai osservato un caso simile. È indispensabile approfondire le cause per capire che cosa sta succedendo».
Mentre stavo ancora cercando di cavarmela da solo, con poco aiuto da parte della filosofia e nessuno da parte della religione, mi inventai una rudimentale, artigianale teoria mistica tutta mia. Consisteva sostanzialmente in questo: che persino la mera esistenza, ridotta ai suoi minimi termini, era abbastanza straordinaria da essere eccitante. Qualsiasi cosa, paragonata al nulla, era magnifica.
(G. K. Chesterton)
sabato, ottobre 18
Aria fresca
venerdì, ottobre 17
Dentro la legge 133
Un approfondimento sul decreto n. 112 ormai convertito nella Legge n. 133 sull'università, pubblicato sul Sussidiario.net.
"L’unico scopo esplicito ricavabile dal provvedimento è quello di fare cassa giacché i tagli sono fatti a pioggia invece che – come auspicato anche dal Prof. Checchi – in modo selettivo.
Secondo alcune stime queste misure comporteranno (al netto della riduzione dei costi derivata dal blocco del turn over e dal rallentamento della dinamica retributiva di docenti e non docenti) un taglio del FFO complessivo a partire dal 2010 intorno al 10%. Se questo dato fosse anche solo verosimile il collasso del sistema, da più parti denunciato, non sarebbe improbabile.
Per evitare il tracollo – almeno così sembra – l’art. 16 dà facoltà alle università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. La legge, cioè, autorizza (ma non obbliga) gli atenei a dismettere gli abiti dell’ente pubblico e a vestire quelli di un soggetto privato. Sembra essere una via d’uscita, finalmente di stampo riformista, in direzione di una liberalizzazione del sistema. È così? No. La disposizione è talmente parziale e generica su molti punti, da rendere pressoché impossibile, al momento, la sua applicazione".
Leggi tutto l'articolo.
Care architetture_Sant'Ambrogio
Ci entri due volte: prima nel quadriportico che ti accoglie come in un abbraccio, poi nell’interno, silenzioso e sacro. Lo sguardo si volge all’alto e all’intorno. Gli arconi a tutto sesto, i pilastri possenti, le tante cappelle, ti parlano di una fede che nasce dalla terra, che è dentro le case, che c’entra con la vita.
Maestri
«Aldo Rossi in particolare mi ha insegnato a guardare la realtà. Per Aldo Rossi tutto era spettacolo, la realtà stessa era spettacolo, la vita quotidiana era spettacolo. E questo spettacolo andava messo in scena. Ricordo che questa scoperta per me è stata determinante. Il mio apprendistato di architetto è stato segnato da questo nuovo e affascinante punto di vista, un punto di vista che mi ha consentito di capire i rapporti tra tutte le arti della rappresentazione. Così quando Aldo Rossi parlava di Luchino Visconti, di Thomas Mann, di Mario Sironi si capiva che quel che teneva insieme questi artisti e lui a loro era il punto di vista da cui tutti loro guardavano la realtà: la realtà come spettacolo, la città come “scena fissa della vita degli uomini”, come luogo di cui stupirsi ogni giorno così come come ci si stupisce della propria esistenza. È lo stupore forse il carattere più evidente della straordinaria personalità di Aldo Rossi, la sua capacità di stupirsi sempre, dell’architettura come della vita».(intervista ad Antonio Monestiroli, AIÓN, 11/2006)
Wojtyla da vicino
"Come mi accoglieranno i romani, cosa diranno di un Papa venuto da un Paese lontano?". Un attimo prima che i cerimonieri aprissero le ante della loggia della benedizione, la sera del 16 ottobre 1978, Karol Wojtyla, appena divenuto Giovanni Paolo II, pensava a come Roma avrebbe guardato a "un Pontefice straniero dopo i bellissimi e importanti Pontificati del Novecento". Questa rivelazione è del cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, per trentanove anni segretario particolare di Wojtyla. "Mi confidò - racconta oggi il cardinale - la sua preoccupazione per Roma quando potei avvicinarlo, vincendo l'emozione di vederlo per la prima volta vestito di bianco. Mi disse anche che appena affacciato si era rassicurato perché nell'accoglienza della gente in piazza San Pietro aveva percepito un sentimento di speranza. Ecco, disse proprio così: ho sentito la speranza. Aggiunse che guardare la piazza dalla loggia gli aveva rafforzato la consapevolezza di essere Papa in quanto vescovo di Roma. Insomma, tra il Papa polacco e Roma era stato amore a prima vista. Ne era felicissimo e quando, negli anni, tornava col pensiero a quella sua preoccupazione iniziale lo faceva proprio per confidare di sentirsi più che mai 'romano de Roma' ".
Leggi la bellissima intervista a Stanislaw Dziwisz pubblicata sull'Osservatore Romano a 30 anni dall'elezione di Giovanni Paolo II al soglio pontificio.
mercoledì, ottobre 15
Meno uno
martedì, ottobre 14
Déjà vu
Finalmente si fa sul serio. Li aspettavamo. Dopo le vacanze in Sardegna sulla barca di papà, lo scazzo di settembre e qualche rapido preparativo, eccoli qua, sulla prima pagina del Corriere, qualche centinaio di studenti che qui ci ostiniamo a chiamare ignoranti, a strillare la loro democrazia.Licei e università occupati, perché l'importante è muoversi al suono delle solite vecchie parole d'ordine - le stesse dei loro padri, private di originalità, ripetute ma non pronunciate - piuttosto che far muovere, per una volta, il pensiero.
Questi i fatti visti dal Corriere, questi quelli visti dal Giornale (bell'articolo di Michele Brambilla sulle "Lezioni di corteo", sì, avete letto bene), e qui un'intervista del Sussidiario.net alla povera Mariastella.
Qui sotto invece il giudizio tratto dal volantino del CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio), il meglio letto a proposito finora:
"Il Governo dovrebbe inoltre lasciare libertà nella gestione del turn-over a quegli atenei che hanno spese di personale inferiori al 90% del FFO, concordando invece specifici piani di rientro con gli atenei con spese di personale superiori.
Si tratta in sostanza di riformulare le regole del gioco, lasciando alle università il tempo e la
possibilità concreta di partecipare alla competizione.
Da parte loro le università non possono arroccarsi su posizioni di pura conservazione dello status quo e non dovrebbero chiedere nell’immediato più soldi, ma più prospettive. In particolare occorre accettare l’idea che il sistema esige una differenziazione tra atenei per procedere positivamente a una selezione delle eccellenze.
Inaccettabili, oltre che inutili, sono i tentativi (in atto in alcuni atenei) di occupare le facoltà e di
bloccare il regolare svolgimento delle attività didattiche o gli appelli d’esame e di laurea.
Iniziative di questo tipo non sono altro che sciacallaggio politico sulla pelle degli studenti che sono l’anello più debole della catena".
Scarica il volantino.
lunedì, ottobre 13
Fuksas o Fuffas?
Uno sguardo impietoso ma nemmeno troppo irrealistico sull'architettura contemporanea. Da riderci, se solo non si trattasse delle nostre città.
Crisi/2
Leggi tutta la rassegna stampa CLU dal 30 settembre al 13 ottobre 2008.
Istruzioni per l'uso
E io stupido che pensavo che la felicità accadesse così, come un bel giorno.
Da seguire
Spirit of America è il bel blog di Marco Bardazzi, uno dei nostri migliori giornalisti esportati negli Usa. Per capire qualche cosa di elezioni americane e seguire la lunga corsa di Obama verso la presidenza - almeno secondo quanto dicono i sondaggi - bisogna per forza passare da qui.
domenica, ottobre 12
Milano di nuovo
sabato, ottobre 11
Fratelli diversi
Uscire dalla chiesa, lasciarsi alle spalle la predica nella forma assembleare, la comunione seduti, il ballo intorno all'altare e rimpiangere tanto il canto gregoriano.
Ricordare le parole di Guardini: "La liturgia ha in sé qualcosa che fa pensare alle stelle, al loro corso eternamente uguale, alle loro leggi inviolabili, al loro fondo silenzio, all’ampiezza infinita in cui si trovano. Chi vive realmente in essa, si assicura la verità, la sanità e la pace nell’intimo dell’essere". Qui, dopo quasi due ore, fa pensare solo alla voglia di tornare a casa, e assicura un gran mal di testa.
Grazie Corriere
Ma poi, prima di riporre l'autorevole quotidiano, mi cade l'occhio sull'editoriale di Giovanni Sartori, e non si può non leggere l'editoriale di Giovanni Sartori, tanto più se si chiama "Buonsenso e cretinismo". Sul finale, a proposito del Papa e del suo no all'uso dei contraccettivi, il nostro maestro del pensiero azzarda: "Come San Tommaso, io credo in una ratio confortata fide e diffido della fede senza ratio". Penso: sono a posto. Sartori che insegna San Tommaso a Ratzinger e gli dà lezioni sul rapporto fede-ragione è senza dubbio il meglio del giorno. Adesso ho letto veramente tutto. Grazie Corriere.
venerdì, ottobre 10
"Travolti da un insolito listino"

Qui si parla poco d'economia - di ciò di cui non si sa parlare, è meglio tacere, parafrasando Wittgenstein.
Ma non vuol dire che non se ne legge, per esempio su www.ilsole24ore.com o su http://sofia.splinder.com/
Buona crisi a tutti.
giovedì, ottobre 9
La cognizione del dolore
Più frequentemente ci si imbatte in chi ha una reazione solidaristica, d'una solidarietà però a tratti meccanica, quasi indotta dall'ambiente. Come ci fossero sentimenti convenzionati per certi tipi di circostanze. Quasi desse scandalo non sostenere la ricerca contro il cancro, per la quale però si mette mano al portafoglio con la stessa partecipazione umana con cui si finanziano i progetti per salvare la foresta equatoriale, o per i più sensibili si adotta un cane abbandonato - e infatti poi gli uomini veri li lasciano morire di fame e di sete, "per pietà".
La compassione ha lasciato il posto al filantropismo, la commozione è scambiata con la lacrima di rito. Perché il cuore può scomparire anche sotto ai buoni sentimenti e alle buone maniere di una vita in cui noi - noi! - in fondo non ci siamo mai.
Ma c'è anche chi invece il dolore lo sa guardare in faccia, al male gli sa dare un nome, della speranza conosce le ragioni.
Due concezioni e due articoli:
"Lo stadio pieno per Borgonovo". (da Corriere.it)
"Ecco il mio piccolo Gesù deforme" (da Tempi.it)
mercoledì, ottobre 8
Tutto il peggio di Facebook secondo Annalena
Leggi tutto l'articolo "Cielo, mio Facebook" di Annalena Benini pubblicato oggi sul Foglio.
martedì, ottobre 7
Ateo devoto difende le ragioni della Chiesa da un suo cardinale in materia d'amore
(...)
Penso anche io che “la prossimità corporea delle persone prima del matrimonio è un fatto”, ci mancherebbe, ma non ne deduco che l’ultima istituzione capace di ragionare d’amore, cioè la chiesa con la sua dottrina cattolica e la cultura cristiana in generale, debba rinunciare alla propria esperienza e alla parola razionale per prosternarsi in un mea culpa di fronte alla libera libido moderna. Perché mai? Può essere, e lo dico da laico, lo dico accettando senza obblighi di coscienza e di fede la diagnosi e le indicazioni di Benedetto XVI e dei suoi predecessori, può essere che la “prossimità”, la promiscuità, il divorzio, l’aborto, l’infertilità generalizzata siano testimonianze straordinarie di amore moderno, ma può essere vero il contrario. Vogliamo continuarla questa discussione, o vogliamo chiuderla con le scuse oscurantiste della chiesa cattolica, con una bella abiura, e con il trionfo del secolarismo più invadente, ideologico e saccente?"
Leggi qui tutto l'editoriale di Giuliano Ferrara (Il Foglio, lunedì 6 ottobre 2008)
mercoledì, ottobre 1
Sul viaggio
Nell'immagine del viaggio c'è sempre l'illusoria convinzione che, partendo, i pensieri più gravosi restino a casa, come se a Venezia la testa e il cuore non fossero, per chissà quale strano motivo, più i tuoi.Poi arrivi e ti accorgi che cambia la scena - qui fatta di barche e di ponti, del San Giorgio di Palladio e di un cielo che cade piano nella luce di un sole pallido, eppure a momenti luccicante, gagliardo - ma tu ti sei portato ugualmente dietro te stesso, "per fortuna", diresti poi.
Ancora una volta ti salva il più piccolo avvenimento. È la scritta dello stemma del Patriarca, là in alto, sul palazzo dell'arcivescovado, a dire già tutto. Che cosa non fa più mancare la vita.





