Davanti alla malattia, alla morte, e in senso più generico al dolore umano, non si trova chi resti indifferente, chi non avverta anche solo un poco di tristezza, o chi non bestemmi, perlomeno.
Più frequentemente ci si imbatte in chi ha una reazione solidaristica, d'una solidarietà però a tratti meccanica, quasi indotta dall'ambiente. Come ci fossero sentimenti convenzionati per certi tipi di circostanze. Quasi desse scandalo non sostenere la ricerca contro il cancro, per la quale però si mette mano al portafoglio con la stessa partecipazione umana con cui si finanziano i progetti per salvare la foresta equatoriale, o per i più sensibili si adotta un cane abbandonato - e infatti poi gli uomini veri li lasciano morire di fame e di sete, "per pietà".
La compassione ha lasciato il posto al filantropismo, la commozione è scambiata con la lacrima di rito. Perché il cuore può scomparire anche sotto ai buoni sentimenti e alle buone maniere di una vita in cui noi - noi! - in fondo non ci siamo mai.
Ma c'è anche chi invece il dolore lo sa guardare in faccia, al male gli sa dare un nome, della speranza conosce le ragioni.
Due concezioni e due articoli:
"Lo stadio pieno per Borgonovo". (da Corriere.it)
"Ecco il mio piccolo Gesù deforme" (da Tempi.it)
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giovedì, ottobre 9
venerdì, giugno 13
Dichiarazioni
Un simpatico siparietto made in Foglio sul gioiello di casa Apple.
Claudio Cerasa è pro life e pro iPhone, mentre per Alessandro Giuli è un oggetto da allucinati tecnologici.
Io pro life lo sono molto, allucinato tecnologico un po' - pro iPhone tutta la vita.
Claudio Cerasa è pro life e pro iPhone, mentre per Alessandro Giuli è un oggetto da allucinati tecnologici.
Io pro life lo sono molto, allucinato tecnologico un po' - pro iPhone tutta la vita.
lunedì, aprile 14
Il Papa a Ground Zero
«Inginocchiato in uno dei luoghi più bui di questi decenni, Papa Benedetto chiederà quello che chiedono tutti. Che non si ripeta, che gli uomini e i governi facciano di tutto perché da orrore non nasca altro orrore. Lo chiederà sapendo di essere successore del Papa che si oppose alla logica di rispondere con le armi alle armi.
Ma non farà solo richieste politiche, non farà solo le preghiere 'normali'. Farà questa domanda incredibile, altrettanto forte e memorabile del gesto che creò quell’orrendo fosso. Farà la domanda che certifica più di ogni altra cosa, più di ogni monumento, più di ogni cerimonia, che la speranza è più forte e la vita chiede la vita».Leggi qui l'editoriale di Davide Rondoni, su Avvenire del 13 aprile.
sabato, febbraio 23
Inutile invettiva
L'avevo già detto su questo blog che gli ordini professionali andrebbero aboliti? Lo faccio ora. Già mi ero vergognato di quello dei giornalisti per la meschinità con cui ha trattato il caso Farina, già mi infastidisce quello degli architetti per l'ingerenza sull'economia della mia famiglia, e adesso ci si mette pure quello dei medici a dire che «la 194 è una legge moderna, sì alla Ru486»,. Chi rappresentano ancora non lo sappiamo bene, chi li paga ci è molto più chiaro, chi li abolirà possiamo dirlo con certezza. Nessuno.
Stiamo arrivando
Pezzotta-Udc: è quasi fatta. Non azzardiamo numeri e percentuali, ma il centro si allarga. Piaccia o no, questa è la notizia. Arrivederci ai prossimi sondaggi.
giovedì, febbraio 21
Ma la chiesa chi vota?
E anche la lista è fatta. I candidati ci sono e la grande moratoria culturale è diventata elettorale, anche se nessuno se l'aspettava e nessuno, in fondo, ci credeva.L'apparentamento no, non c'è e a meno di improbabili sorprese non ci sarà. Berlusconi non ha voluto, un po' perché lui di queste cose non parla, un po' perché AN con queste cose non è d'accordo, un po' - dicono i maligni - perché al centro Ferrara darà più fastidio a chi, della battaglia contro l'aborto, ha da sempre fatto uno dei suoi punti programmatici, quell'Udc tanto inviso al Cavaliere e mai troppo simpatico all'elefantino.
Intanto, nella lista, si profilano anche nomi noti. Tra persone da sempre attive nei centri di aiuto alla vita, come la capolista Bonzi, compaiono anche conosciutissimi giornalisti. Come Luigi Amicone, che Ferrara definisce "appassionato dirigente di Comunione e liberazione". Il direttore del settimanale Tempi, formigoniano convinto, ha scelto l'impegno in prima persona, questa volta in una lista concorrente al Popolo della Libertà (ma non in Lombardia, dove la Lista Ferrara non si presenterà al Senato). Il governatore da parte sua, dopo aver ribadito in diversi interventi, tra cui questo articolo pubblicato sul Corriere, che la rappresentanza dei credenti e la difesa dei loro valori è nella mani sicure di politici del PdL - e quanto al suo operato in Lombardia, non si può negarlo -, ha cercato in tutti i modi di convincere Silvio a imbarcare l'amico Ferrara, ma senza riuscirci.
Tra i cattolici il nuovo soggetto ha d'altra parte suscitato le reazioni più diverse: da chi non aspettava altro che una motivazione veramente nobile per ridare vigore alla sua partecipazione politica, a chi lo ritiene lo strumento sbagliato di un pensiero giusto (leggi l'articolo di Vittadini sul Giornale di oggi), fino al dispetto di chi teme l'eccessiva frammentazione del voto cattolico.
Anche nei sacri palazzi la posizione non è ancora ben delineata, e a proposito basti notare le controverse prese di posizione dell'Osservatore Romano o di Famiglia cristiana rispetto all'articolo di Avvenire in cui Boffo si pronunciava a favore di un partito cristiano di centro («Salvaguardare l'esistenza di un partito che fa diretto riferimento alla dottrina sociale della Chiesa», sono state le parole del direttore).
Tutto è ancora in evoluzione, e l'intento di queste poche righe non è appena di spiegare ma almeno di sollevare i problemi, evidenziare la complessità e anche le contraddizioni che sono in gioco. Arrivederci a presto, sempre su word-ing, per le prossime puntate dell'intricata vicenda.
sabato, febbraio 16
venerdì, febbraio 15
Silenzio, prego
Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Elisabetta Visalberghi, il vostro appello pubblicato da Micromega è sconsolante.Non so chi rappresentiate, se la meglio parte del progressismo snob ma egualitarista, ricco ma terzomondista del Pd sezione pari opportunità, o solo voi stesse e i vostri corpi, voi stesse quindi i vostri corpi e basta, niente di più - per come vi concepite - voi stesse e la vostra storia di triste audeterminazione. Non lo so, ma qui ci va di mezzo tutto il genere femminile, e se fossi una donna, un po' mi vergognerei.
Chiamate "valori non negoziabili" il vostro "diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze". A parte questa affermazione, che risulta falsa anche a una prima e semplice messa alla prova dell'esperienza più concreta e quotidiana del vivere, io credo che di parole ne abbiate dette anche troppe, in questa lettera, e forse sarebbe stato meglio fermarsi prima, oppure non scriverla affatto.
Dite che "se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto - ma i medici, scusate, che ci stanno a fare se non per difendere e curare la vita? -; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; - è dimostrato però che il feto soffre comunque, ma questo non ha importanza per voi -; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo - così che sia fino in fondo sex without children, e anche senza pensieri, senza fastidiosi rimorsi -, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie - anche se nei Paesi dove ciò avviene il numero degli aborti non diminuisce -; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate - giusto, sono le uniche ormai a fare figli - e - come ultimissima cosa, ma solo per condannare "la piaga del precariato" - rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità".
Non potevate risparmiarci nemmeno i riferimenti alla "offensiva clericale contro le donne", definita con spiccata fantasia lessicale una "vera e propria crociata bigotta", né l'attacco alla "oscena proposta di moratoria dell'aborto", che tratterebbe le donne "da assassine e boia". E qui vien da chiedersi quando la finirete di svendere il vostro pensiero al luogo comune, e se sappiate leggere il giornale per il verso giusto. Ma poi qualcuno mi ricorda che voi, signore, siete le più colte, le più illuminate, tutte artiste scrittrici scienziate.
Allora vi chiedo umilmente scusa, oltre a un'ultima, piccola, cortesia: silenzio, prego.
martedì, febbraio 12
Alla faccia dei moderati
"La segreteria politica nazionale del Partito Azione Sociale di Alessandra Mussolini - nientemeno! - ha ratificato all’unanimità la decisione di aderire alla lista del Popolo delle Libertà per le prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile".
lunedì, febbraio 11
domenica, febbraio 3
Qualcosa si muove
"Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente. Con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all'assistenza sanitaria".
Che frasi di una ragionevolezza inattaccabile come queste (tratte da un documento congiunto firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane) siano motivo di scandalo e di inutili alzate di scudi da parte dei difensori della 194 a ogni costo - anche 30 anni dopo, anche se la scienza è cambiata e dice cose nuove, diverse, su quella vita che ancora si ostinano a non chiamare vita - è la vera contraddizione di questa nuova battaglia che ci aspetta. Una battaglia senza regole che dovrebbe però fissarne almeno una: aprire gli occhi, sostenere lo sguardo della realtà senza abbassare il proprio, insomma riconoscere quel che c'è, prima e aldilà dei nostri diritti e desideri, di cui abbiamo finito per diventare schiavi.
Che frasi di una ragionevolezza inattaccabile come queste (tratte da un documento congiunto firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane) siano motivo di scandalo e di inutili alzate di scudi da parte dei difensori della 194 a ogni costo - anche 30 anni dopo, anche se la scienza è cambiata e dice cose nuove, diverse, su quella vita che ancora si ostinano a non chiamare vita - è la vera contraddizione di questa nuova battaglia che ci aspetta. Una battaglia senza regole che dovrebbe però fissarne almeno una: aprire gli occhi, sostenere lo sguardo della realtà senza abbassare il proprio, insomma riconoscere quel che c'è, prima e aldilà dei nostri diritti e desideri, di cui abbiamo finito per diventare schiavi.
domenica, gennaio 13
Domani
Domani, lunedì 14 gennaio, alle 18.30 al Teatro Dal Verme a Milano, si terrà l’incontro - promosso dall’associazione “Pier Lombardo Cultura” e a cura di Sandro Bondi - dal titolo “Il coraggio di interrogarsi e di mettere in discussione le proprie certezze”, durante il quale Giuliano Ferrara presenterà la sua proposta di una moratoria sull’aborto.
venerdì, gennaio 11
Chi ha paura del Papa
Il 17 gennaio, giovedì prossimo, Benedetto XVI parlerà all’Università La Sapienza e potrebbe non essere una giornata tranquilla. Il Papa terrà un discorso nel corso dell’inaugurazione del 705° Anno Accademico dell’ateneo romano.
Nell'articolo "Chi non vuole il Papa in università", apparso oggi in prima pagina su Il Foglio, si spiegano i motivi delle possibili contestazioni (leggilo qui):
«C’è quindi preoccupazione per quello che potrà accadere. Gli studenti dei collettivi hanno già fatto sapere: “Non lo faremo entrare”. E si stanno preparando. Alla facoltà di Fisica è iniziata ieri una “settimana anticlericale” che prevede anche una sarcastica e nelle intenzioni blasfema via crucis dentro la città universitaria con studenti travestiti da preti in atteggiamenti che manifestano la loro omofobia e misoginia, e che culminerà con una manifestazione di protesta convocata per le nove del mattino del 17 sotto la statua della Minerva, per difenderla, dicono, dal “Papa inquisitore”».
Qui invece la lettera aperta di Marcello Cini, professore emerito dell'università La Sapienza, pubblicata su Il Manifesto del 14 novembre 2007, sottoscritta da decine di professori della facoltà di Fisica.
«Signor Rettore,
non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più di 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa. (...)».
Nell'articolo "Chi non vuole il Papa in università", apparso oggi in prima pagina su Il Foglio, si spiegano i motivi delle possibili contestazioni (leggilo qui):
«C’è quindi preoccupazione per quello che potrà accadere. Gli studenti dei collettivi hanno già fatto sapere: “Non lo faremo entrare”. E si stanno preparando. Alla facoltà di Fisica è iniziata ieri una “settimana anticlericale” che prevede anche una sarcastica e nelle intenzioni blasfema via crucis dentro la città universitaria con studenti travestiti da preti in atteggiamenti che manifestano la loro omofobia e misoginia, e che culminerà con una manifestazione di protesta convocata per le nove del mattino del 17 sotto la statua della Minerva, per difenderla, dicono, dal “Papa inquisitore”».
Qui invece la lettera aperta di Marcello Cini, professore emerito dell'università La Sapienza, pubblicata su Il Manifesto del 14 novembre 2007, sottoscritta da decine di professori della facoltà di Fisica.
«Signor Rettore,
non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più di 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa. (...)».
Oggi in edicola
Stamattina ho iniziato a leggere i giornali e mi sono dimenticato di andare a lezione. La matematica comunque non è altrettanto interessante. Dunque, tempo meglio impiegato.
Il primo pezzo è di Panebianco, sul Corriere (di ieri), sul rapporto tra religione e politica nel Pd.
Il secondo è sul Foglio, sulle ragioni del silenzio dei catto-dem in tema di moratoria sull'aborto: «Pesa anche, per usare un’immagine efficace di Damilano, “un’obiezione di coscienza di questo tipo di cattolicesimo, di matrice associazionista, che ha i suoi padri nobili in Dossetti ma anche in De Gasperi, a farsi trascinare in una guerra culturale. Il suo stile è l’opposto”».
In questa pagina altri due bei pezzi, ancora di politica. L'uno di Lodofico Festa sul governatore della Lombardia, Formigoni, e sulla sua candidatura a protagonista del presente e del futuro del nuovo centrodestra; l'altro di Antonio Polito (che ritengo tra i migliori dall'altra parte) sul manifesto dei valori del Pd, si conclude così: «Non c’è paragone, da un punto di vista valoriale, tra il dibattito sulla vita del nascituro e quello – per esempio – sulla trasferibilità della pensione tra conviventi gay. Una cosa sono le questioni antropologiche, un’altra i diritti legali. Le prime chiamano in causa davvero valori, le secondo soltanto tecniche legislative che regolano la vita di una comunità. Se i credenti aiutassero i non credenti su questo punto, saremmo tutti più laici».
Il primo pezzo è di Panebianco, sul Corriere (di ieri), sul rapporto tra religione e politica nel Pd.
Il secondo è sul Foglio, sulle ragioni del silenzio dei catto-dem in tema di moratoria sull'aborto: «Pesa anche, per usare un’immagine efficace di Damilano, “un’obiezione di coscienza di questo tipo di cattolicesimo, di matrice associazionista, che ha i suoi padri nobili in Dossetti ma anche in De Gasperi, a farsi trascinare in una guerra culturale. Il suo stile è l’opposto”».
In questa pagina altri due bei pezzi, ancora di politica. L'uno di Lodofico Festa sul governatore della Lombardia, Formigoni, e sulla sua candidatura a protagonista del presente e del futuro del nuovo centrodestra; l'altro di Antonio Polito (che ritengo tra i migliori dall'altra parte) sul manifesto dei valori del Pd, si conclude così: «Non c’è paragone, da un punto di vista valoriale, tra il dibattito sulla vita del nascituro e quello – per esempio – sulla trasferibilità della pensione tra conviventi gay. Una cosa sono le questioni antropologiche, un’altra i diritti legali. Le prime chiamano in causa davvero valori, le secondo soltanto tecniche legislative che regolano la vita di una comunità. Se i credenti aiutassero i non credenti su questo punto, saremmo tutti più laici».
mercoledì, gennaio 9
Se questa è Italia
«Chilometri di cemento e spazzatura annunciano il quartiere di Pianura: abusive le case, abusivi i negozi, abusivo il lavoro, abusiva la caserma dei carabinieri, abusiva persino la cappella di Lourdes. (...)Pianura è un monumento al cemento e alla spazzatura, una sospensione a divinis di leggi, decreti e regolamenti, una malattia contagiosa cominciata nella seconda metà degli anni 70, quando i napoletani cercavano appartamenti che potessero certificare la fine di un'esistenza grama. (...)
Come da sempre si fa a meno di un cinema, di un campo di pallacanestro, di un consultorio, di una biblioteca o di una rivendita di libri. I ragazzi e le ragazze portano a spasso jeans e gli occhiali griffati facendo lo slalom tra la spazzatura. Qualcuno si tappa il naso e la bocca, altri ostentano indifferenza».
Leggi qui l'intero articolo, il ritratto - impietoso, vorrei dire giustamente impietoso - di Pianura e dei suoi abitanti, pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore a firma di Mariano Maugeri. Perché le colpe saranno pure delle istituzioni, dei politici, dello Stato che ancora una volta ha perso la sua battaglia contro la camorra, ma la gente, il popolo, dov'è? Dov'era quando la sua terra veniva rovinata, derubata, inquinata, corrotta?
Le immagini di Napoli sono il segno della vergogna, non già perché testimoniano l'incapacità della politica di dare risposte serie e tempestive, non solo per il declino economico di una terra ormai in ginocchio che chiede disperato aiuto e intanto dilapida le proprie risorse, non appena perché le condizioni minime di una convivenza civile non sono più garantite. Ma perché queste immagini segnano la tragica, seppur non definitiva - voglio credere - scomparsa del popolo, quella parola che significa tutto ciò che nell’uomo è genuino, profondo, sostanziale. Quella parte di umanità ancora profondamente radicata nelle sue tradizioni, vigorosamente attaccata alla sua terra, con la quale è cresciuto e sulla quale cammina, lavora, e dalla quale trae le sue possibilità di vita.
I bambini di oggi forse domani cambieranno qualcosa. Forse racchiudono una speranza. Ma un popolo non nasce da solo, così, naturalmente. Non cresce senza cura, nell'indifferenza, nel disimpegno. Va accompagnato, sostenuto, educato.
Guardo le immagini del devasto e mi chiedo: chi si assumerà questa responsabilità? Chi avrà il coraggio di adempiere un tale compito? Chi ha ancora una tale passione per sé e, dunque, per gli altri?
martedì, gennaio 8
L'adesione più attesa
Moratoria sull'aborto: c'è anche Benedetto. Stavolta l'elefantino l'ha fatta grossa.
Progressismi ambrosiani
A Milano danzatrici cingalesi si esibiscono nei loro abiti tradizionali. No, non siamo al circo e non è carnevale. È l'Epiphania Domini nel Duomo della città. La "festa dei popoli" del cardinale Tettamanzi.«Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto».
(G. K. Chesterton, Eretici, 1905)
sabato, gennaio 5
Moratoria sull'aborto, a che punto siamo
La grande iniziativa di Ferrara per il riconoscimento del diritto di nascere prosegue con successo. Anche i giornali e le istituzioni più restie a pubblicare la notizia ed esprimersi in merito, dopo l'iniziale silenzio o indifferenza, non hanno potuto fare a meno di dare risalto alla moratoria, che ha ricevuto non solo l'apprezzamento della Chiesa (Bagnasco e Ruini, tra gli altri), ma anche di molti politici di tutti gli schieramenti.
Oggi l'elefantino sul Foglio ribadisce con chiarezza di che si tratta (leggi qui): «Come si può realizzare la moratoria? In modo molto semplice. E’ l’uovo di Colombo. L’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata il 10 dicembre del 1948 a Parigi e base di legittimazione delle Nazioni Unite da giusto sessant’anni, recita così: “Ogni individuo
ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Occorre che i governi nazionali votino un emendamento significativo alla Dichiarazione: dopo la prima virgola, inserire “dal concepimento fino alla morte naturale”. Il nuovo testo dell’articolo 3 sarebbe
dunque ipso facto un testo di moratoria delle politiche pubbliche incentivanti ogni forma di ingiustificato maltrattamento schiavistico e asservimento dell’essere umano, anche concepito,
e reciterebbe così: “Ogni individuo ha diritto alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”».
Oggi l'elefantino sul Foglio ribadisce con chiarezza di che si tratta (leggi qui): «Come si può realizzare la moratoria? In modo molto semplice. E’ l’uovo di Colombo. L’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata il 10 dicembre del 1948 a Parigi e base di legittimazione delle Nazioni Unite da giusto sessant’anni, recita così: “Ogni individuo
ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Occorre che i governi nazionali votino un emendamento significativo alla Dichiarazione: dopo la prima virgola, inserire “dal concepimento fino alla morte naturale”. Il nuovo testo dell’articolo 3 sarebbe
dunque ipso facto un testo di moratoria delle politiche pubbliche incentivanti ogni forma di ingiustificato maltrattamento schiavistico e asservimento dell’essere umano, anche concepito,
e reciterebbe così: “Ogni individuo ha diritto alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”».
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