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domenica, gennaio 11

"Passio, Laetitiae et Felicitatis"

Un testo davvero fortissimo, questo di Testori, sulla storia delle "peccatrici sante" Felicita e Letizia.

È il linguaggio a colpire più di tutto nella rappresentazione (al "Teatro i" fino al 18 gennaio): parole come "luccicore", "tuttità", "crocefississimo", e tante altre, ti rimangono impresse. (Il testo completo si trova nel secondo volume dell'opera omnia).
Sono gli anni in cui consegnava al teatro la "Trilogia degli scarrozzanti" («Ambleto», «Macbetto» ed «Edipus») e la novità di una lingua fascinosa, barocchissima, gonfia di latinismi e di dialettalismi lombardi: forse l’evento più significativo del Novecento insieme a Gadda.

Come poi questo sia lo stesso Testori che amava la tenerezza di Gaudenzio Ferrari, è per certi versi un mistero. Anche se ha ragione Giuseppe che la sua è "una tenerezza reale proprio perché non censura niente,
un atto di adorazione verso la carne come cosa creata". "Una venerazione del corpo come creatura", mi appuntavo durante le descrizioni dei corpi del giovane ragazzo e delle due donne, che è il contrario della pornografia... C'è uno stupore, uno sguardo meravigliato che poi viene fuori nella scrittura. Un sentimento rivolto totalmente verso l'altro e non invece in fondo autoreferenziale com'è inteso oggi il rapporto sessuale...
Probabilmente sono proprio questi vertiginosi chiaroscuri a tracciarne i percorsi della mente e del cuore. Ci si prova a stargli dietro, ma forse basta riconoscere che per noi è lo stesso, con la sola aggravante che siamo più moderati e più tiepidi "nel vizio e nella virtù".

giovedì, dicembre 25

"Un bambino per sempre"


«Che poi, perché il Natale potesse avvenire, Dio abbia deciso d'aver bisogno di un "sì" pronunciato da Maria, ci garantisce ancor più teneramente del cerchio strettissimo, della strettissima collaborazione cui, per incarnarsi, Dio ha voluto chiamare l'uomo. Così è proprio ripetendo il "sì" per cui Maria è diventata sua e nostra Madre, quel "sì" che pronuncia ogni donna che accetti di generare, ripetendolo ogni giorno e in ogni minuto di ogni giorno, che l'Incarnazione e, con essa, il Natale si verificherà di continuo; che la vita rinascerà senza posa».

Giovanni Testori

venerdì, dicembre 12

San Paolo riscritto

L'attore Andrea Soffiantini

Ma perché tradurlo? Non le bastava leggerlo?

Non mi bastava. Volevo gettarlo come un ingombrante monumento dentro la nostra letteratura.
Le infinite traduzioni che delle lettere esistono mi sembrano prese da uno strano bisogno esplicativo. Come se ad ogni parola il traduttore volesse ammonirci: guarda che Paolo, qui, a questo punto, vuol dire questo...
In esse, ciò che mi è sempre sembrato mancare è la totalità per nulla esplicante dell'originale; quel fissarti; quel prenderti di fronte come i grandi ladri dello spirito.
Perché proprio la prima lettera ai Corinti?
Perché è quella incentrata sulla Carità e sulla resurrezione. Non ho mai potuto dimenticare l'impressione di affondare, non so se in un abisso o in un abbraccio, che ebbi quando, ragazzetto, attaccai per la prima volta il frammento 13: "Se le lingue degli uomini - conosco...".

(Due domande a Testori sulla Traduzione della prima lettera ai Corinti)

giovedì, settembre 11

Piazze d'Italia. Doninelli a Milano

«In un servizio a puntate sulle piazze d’Italia, mi dice Langone, non può mancare Milano. Gli domando perché. Come perché?, mi fa lui: perché Milano è lì, no?
E io resto di sale. E già, Milano è proprio lì.
Nel momento in cui ricevo questa inconfutabile verità mi trovo in Basilicata. Ma il paesaggio che mi circonda scolora, tende a scomparire».

Leggi tutto l'articolo pubblicato su Tempi.it.

martedì, maggio 6

Gaber in aula magna

Non può sfuggire l'estrema attualità di Polli di allevamento soprattutto in rapporto al clima culturale e politico odierno, in cui l'appartenenza ideologica talvolta domina su una sincera ricerca del vero.
"Per le strade e per le piazze non si parla più della vita".
Perché proporre in università questo spettacolo? Perché anche qui si torni a parlare della vita e del nostro essere uomini.

(Iniziativa di alcuni amici della Statale di Milano)

lunedì, maggio 5

A Milano con Testori

Per i suoi dieci anni l’Associazione Giovanni Testori organizza due cicli di visite guidate a importanti capolavori dell’arte lombarda, che hanno attirato l’attenzione di Testori. Chiese e monumenti di grandissimo fascino e valore ma, benché non lontani da casa, per molti ancora da riscoprire. Alla proposta hanno aderito studiosi e docenti universitari, tra i massimi esperti degli artisti di volta in volta considerati.

Per informazioni: www.associazionetestori.it

sabato, maggio 3

Ricordando Giovannino

«I personaggi dei libri di Guareschi sono personaggi reali, più dei personaggi dei film (su cui infatti Guareschi aveva espresso delle perplessità). Sono personaggi che partono dal loro desiderio di verità e di giustizia, da una fede vissuta in modo umano, da un ideale comunista, che cerca di rispondere al bisogno di giustizia. Gente così non può che incontrarsi. Guareschi fa, con i suoi libri, quell’Italia che, pur avendo al suo interno idee assai diverse, ha costruito in un’unità profonda il benessere del nostro Paese. È la gente del nostro popolo, che è rimasto unito molto più di quanto le divisioni ideologiche lo abbiano spaccato, e questo è il motivo per cui questa gente si incontrava».

(dall'intervista a Giorgio Vittadini, "La vera statura di don Camillo e Peppone? Erano due grandi educatori", su Ilsussidiario.net)

sabato, marzo 22

Il monologo di Pilato

Lo scrittore Luca Doninelli immagina il governatore romano che, dopo il processo e la condanna di Gesù, riflette sul suo operato. E ha un ripensamento.
«Ho sbagliato, era innocente. Sono stato io a dire a mia moglie di seguirlo nel cammino con la croce e di porgergli un panno per conforto. Mia moglie mi ha detto che crede che quell'uomo fosse veramente il Figlio di Dio».

Leggilo qui.

mercoledì, dicembre 12

Questo è leggere

«La poesia che leggiamo sarà nostra quando l’avremo assimilata a qualche nostra esperienza profonda che ci garantisca di non sfuggirci» (Giacomo De Benedetti)

Grazie al professor Motta della Cattolica per quello che ci ha insegnato, grazie a Teresa senza cui non l'avremmo mai ascoltato, naturalmente grazie a Montale.

venerdì, novembre 2

Da leggere

«La vera religione spiegata alle ragazze» raccoglie dodice lettere di Camillo Langone ad altrettante amiche dubbiose per spiegare l’importanza di indossare la croce, di battezzare i bambini, di allestire il presepe… Un catechismo epistolare scritto con stile completamente diverso dal catechismo ufficiale. La vera religione spiegata alle ragazze dimostra quanto la parola di Cristo, in forma scritta nel Nuovo Testamento e in forma orale, musicale e teatrale nella messa, sia indispensabile per vivere liberi. In questo libro mistico, sentimentale, ironico, ogni pagina racconta un cristianesimo inteso come amicizia, bellezza e non conformismo.
(«La vera religione spiegata alle ragazze», Marsilio, pp. 160, Euro 12,00, 2007)

giovedì, novembre 1

Grazie, Manzoni

«Soffri e sii grande, il tuo destino è questo finor: soffri, ma spera: il tuo gran corso comincia appena; e chi sa dir quai tempi, quali opre il cielo ti prepara? Il cielo che re ti fece, ed un tal cor ti diede» (Adelchi)

giovedì, ottobre 4

Renzo a Milano

Domani alle 18 nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, Davide Rondoni legge e commenta brani dei Promessi Sposi.

martedì, settembre 25

L'invettiva di Doninelli, l'insurrezione di Milano

In esclusiva su word-ing il testo dell'invettiva doninelliana sulla città di Milano, pronunciata nell'ambito del Laboratorio Testori in Bovisa. La giornata si è chiusa con la proiezione sulla facciata della Triennale del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, tratto da Il ponte della Ghisolfa.
«Vorrei cominciare questo mio intervento dicendo che mi sono rotto veramente i coglioni di parlare di questa città a cui ho dedicato un libro bastardo...».

sabato, settembre 22

Lo scrittore, i ragazzi, i canti alpini

Besana, alta Brianza, una delle ultime serate di settembre. Nel giardino di una grande e antica villa signorile, una trentina di universitari intonano dei canti alpini davanti a un'insolita platea. In prima fila, Eugenio Corti. Accanto la moglie e qualche anziano parente. Belle rose, Monte Canino, La mia patria, Ai preat, Il testamento del capitano... interrotte solo da qualche commosso applauso e dal ricordo di don Gnocchi, cappellano militare al fronte e amico di una vita del grande scrittore cattolico che ci ospita. Dopo i capolavori de I più non ritornano, Il Cavallo Rosso, Gli ultimi soldati del re, a 86 anni Corti è ancora al lavoro. «Scrivo perché non so fare altro ormai», dice con profonda umiltà. «Nei miei lavori parto sempre dalla mia esperienza. Spesso mi vengono a trovare giovani come voi, che diventano i personaggi dei miei romanzi». Una vocazione che parte da lontano: «Io ho deciso di fare lo scrittore da bambino. Quando ho letto l'Iliade di Omero sono rimasto colpito, stracolpito, oggi si direbbe abbagliato dal fatto che quell’autore lì, sconosciuto, faceva diventare belle tutte le cose di cui parlava. È quello che mi ha conquistato e io ho detto: “Ecco, io devo fare così, devo fare come questo scrittore qui. Da grande mi metto anche io a scrivere cercando di trasformare in bello tutte le cose di cui parlo”, cioè di trascinare, quanto più possibile, bellezza nel mondo». E bello è sentirlo parlare. Le parole, a volte d'un italiano lontano, sono commisurate sempre alla vita (e all'etimologia). Prima di salutarci ci raccomanda: «Adesso tocca a voi. Siete dei "benemeriti" per quello che fate. Si vede che avete una certa impostazione nella vita. Avete davanti tutto il futuro per operare!».

sabato, aprile 14

Esperimenti danteschi

"Esperimenti Danteschi", il ciclo di incontri organizzato da un gruppo di studenti dell'Università Statale di Milano uniti dalla passione per il divino poeta è giunto ormai alla terza edizione. Dopo Inferno e Purgatorio, quest'anno è la volta del Paradiso, letto e spiegato una volta a settimana fino al 30 maggio nell'aula 102 dell'Università degli Studi di Milano alle ore 17, da alcuni dei più grandi dantisti italiani e stranieri.

Martedì 17 aprile toccherà al prof. Robert Hollander, dell'Università di Princeton, leggere e commentare il XXI e XXII canto del Paradiso.
L'appuntamento, anche da quanto spiegato da questo articolo di Emanuele Boffi sul Foglio, sembra da non perdere.

mercoledì, marzo 21

Politecnicale

Essere protagonisti della propria formazione, seguire quel che interessa, dare credito alle proprie passioni. Non ricordiamo chi ce lo abbia detto, ma ci paiono tutte cose vere e incostestabili agli occhi onesti dell'esperienza.

Così eccoci al teatro Studio per il primo incontro di "Politecnicale", progetto realizzato dal Piccolo Teatro in collaborazione con il Politecnico, e rivolto a "chi intende percorrere il valico tra i propri interessi scientifici e la letteratura, per chi vuole cercare di mettere insieme una idea di Milano città politecnica, tra i due 'ingegneri' che l’hanno abitata e percorsa, Leonardo nel Rinascimento e Gadda nel Novecento".

Carlo Emilio Gadda si iscrive alla Facoltà di Ingegneria presso l’Istituto Tecnico Superiore di Milano (il Politecnico) nel 1912, completa gli esami della sezione elettricisti e si laurea dopo la guerra, nel 1920. Poi diventa uno dei massimi scrittori del Novecento.
Un itinerario umano così non poteva che stupirci.

La maestra, tale Giuseppina Carutti, ci sembra subito all'altezza: lavorare 20 anni con Strehler deve pure fare il suo effetto. Due attori teatrali e una ventina di allievi completano la strana compagnia.
Leggiamo il Gadda di "Verso la Certosa", quindi Leonardo. Ne scopriamo alcune affinità.
Poi parafrasiamo Dante, Inferno II, per imparare a "controllare i pensieri, ad appropriarcene, per farci padroni del pensiero, come gli attori che diventano autori della pagina".
Ma come si legge Dante, come si legge un testo letterario? "Strehler nel leggere un testo partiva sempre dal parlato della telefonata alla morosa, quello dove c'è più vita".

giovedì, marzo 15

Anniversari

«Testori era un grande patriarca culturale, una guida. Era una di quelle figure che Celane chiamava le "autorità". Oggi le autorità sono sostituite dalla gente comune. Testori era un uomo straordinario. Se muore un uomo straordinario, inevitabilmente ti manca».
(Franco Branciaroli)

Sabato 17 marzo alle 18 in San Nazaro a Milano (corso di Porta Romana) si celebrerà la messa per i 14 anni dalla morte. Non mancheremo.