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venerdì, settembre 11

lunedì, novembre 10

Obama di qua o di là

Sui rapporti tra Obama e la Chiesa cattolica si è già detto tutto e il contrario di tutto. Per alcuni il Vaticano vedrebbe di buon occhio il nuovo presidente americano, per la novità che la sua elezione rappresenta e per una politica estera che si preannuncia più incline agli strumenti diplomatici nella risoluzione dei conflitti internazionali. Per altri invece il Papa sarebbe preoccupato dal liberismo etico con cui "l'uomo del cambiamento" dice di voler affrontare questioni come l'aborto o la ricerca sugli embrioni.

Qui sotto due articoli che segnano i due diversi punti di vista in materia:
Lucio Brunelli per "l'Eco di Bergamo" pensa che il rapporto tra Obama e la Chiesa sarà positivo;
Giacomo Galeazzi per "La Stampa" vede nuvole nere all'orizzonte.

Per ora forse non è facile esprimersi chiaramente nell'una o nell'altra direzione: non resta che attenderlo alla prova dei fatti.

sabato, novembre 8

"The change has come"

Caro Obama, per ora sei stato grande, e ci auguriamo di poterlo ripetere con te anche tra quattro anni. Non sappiamo se ti avremmo votato, ma questo non conta perché ora sei anche il nostro presidente. L'Iran ha già detto che non gli piaci, vuol dire che stai andando bene. Buon lavoro, sinceramente!

lunedì, ottobre 13

Da seguire

Spirit of America è il bel blog di Marco Bardazzi, uno dei nostri migliori giornalisti esportati negli Usa. Per capire qualche cosa di elezioni americane e seguire la lunga corsa di Obama verso la presidenza - almeno secondo quanto dicono i sondaggi - bisogna per forza passare da qui.

venerdì, giugno 13

L'allenza inevitabile

«Nessun problema importante nel mondo può essere risolto senza l’impegno congiunto di Europa e USA; nessun problema è irrisolvibile quando lo affrontiamo insieme»

(Giuliano Amato, Mai contro l’America, Corriere della Sera, 14 giugno 2003)

sabato, giugno 7

Lezioni americane

Qual è quel paese in cui due candidati alla presidenza si contendono per mesi la leadership del partito a colpi di idee, programmi politici, discorsi davanti a folle oceaniche in un instancabile viaggio da nord a sud, da ovest a est per raggiungere tutta la cittadinanza?
Qual è che paese in cui dopo tale battaglia il candidato che risulta sconfitto annuncia ''il pieno appoggio e sostegno'' alla candidatura di chi ha vinto il duello, promettendo ''ogni sforzo possibile'' per farlo eleggere? Qual è quel paese in cui lo stesso candidato sconfitto, nel suo discorso di addio, fa suo lo slogan dell'ex rivale?
Bè questo paese è uno spettacolo di politica e di democrazia. Questo paese sono gli Stati Uniti, of course. Una grande nazione che ha molto da insegnarci, e di cui dovremmo onorarci di essere alleati.

martedì, maggio 20

Un uomo, la politica, il popolo

«We can do this. It will not be easy. It will require struggle and sacrifice. There will setbacks and we will make mistakes. And that is why we need all the help we can get. So tonight I want to speak directly to all those Americans who have yet to join this movement but still hunger for change - we need you. We need you to stand with us, and work with us, and help us prove that together, ordinary people can still do extraordinary things».

(Barack Obama, Portland speech, Oregon)

domenica, aprile 6

Parsi tifa Obama

Venerdì 4 aprile, Università Cattolica di Milano, incontro sulle elezioni presidenziali americane organizzato dalla Fondazione Europa Civiltà.
Ospiti, tra gli altri, Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali, e Marcello Foa, della redazione esteri del Giornale.

Parsi.
«L’elemento più importante è la necessità degli Usa di restaurare il loro soft power. L’amministrazione Bush ha diminuito la sensazione che gli Usa siano un leader benigno.
A noi interessa il soft power degli Usa, perché un’America senza soft power sarà più incline a usare l’hard power e a chiudersi su se stessa, a essere meno friendly nei confronti degli alleati.
(...)
In questo senso la vittoria di Obama sarebbe più auspicabile.
La sua vittoria sarebbe più capace di far vedere che l’american dream esiste. Non perché dobbiamo avere il loro stesso sogno, ma perché il loro ci serve per migliorarci.
L’idea di questa società così mobile al suo interno, capace di prendere una persona di colore e portarla alla Casa bianca, è una cosa che a noi europei serve per migliorare noi stessi. Ci serve, insomma, che gli americani ci diano qualche lezione.
Se no ci crogioliamo nei nostri “non ammazziamo nessuno”, “non inquiniamo”, ecc. e rimaniamo sempre uguali.
(...)
Per questo, in quanto europeo, spero tanto che vinca Obama.
Se io fossi americano non voterei mai per la Clinton, neanche sotto tortura. Perché sarei preoccupato da un esito: di avere due famiglie due alla presidenza della politica americana (16 anni i Bush, 16 anni i Clinton)!».


Foa.
«Ma il popolo americano riesce a mostrare il meglio della sua indole nei momenti di difficoltà: gli americani hanno rifiutato le scelte suggerite dai partiti e spinto Obama e Mc Cain (non era il candidato gradito al partito repubblicano, infatti non riceve i finanziamenti dai sostenitori della famiglia Bush o di Giuliani).
(...)
Io mi auguro che vinca Obama, perché sancirebbe questa voglia di riscoprire i valori dell’America che viene dal popolo».